Fa’ la scuola giusta
Fine gennaio, tempo di iscrizioni. Milioni di famiglie devono scegliere la scuola per i figli. Una scelta che diventa incandescente, di solito, alla fine della terza media, quando scegliere una scuola vuol dire imboccare un percorso nella vita. Ma anche prima, alle elementari, alle medie, scegliere una scuola piuttosto che un’altra è una decisione importante, perché significa decidere chi accompagnerà i figli a diventare grandi. «Il criterio fondamentale – ci dice Vincenzo Silvano, presidente della Federazione opere educative (Foe), un’associazione di oltre 400 scuole non statali – è la chiarezza della proposta educativa. Che si riflette nella qualità, percepibile, del servizio offerto dalla scuola». «Non sono i computer o le palestre il criterio per decidere – rincalza Ivana Sandrin, direttrice della Scuola elementare statale don Luigi Giussani di Ascoli Piceno – decisiva è quella che io chiamo “qualità narrata”, il passaparola delle famiglie che dicono “lì si sta bene”. Perché? Perché c’è un progetto educativo condiviso, che arriva fino al criterio con cui si pianta un chiodo o si appende un quadro, perché tutto deve essere bello per accogliere chi viene a scuola. Studenti e genitori». «Statale o non statale il problema è il medesimo» le fa eco Fabrizio Foschi, presidente di Diesse, associazione professionale di insegnanti: «che ci sia una proposta. Anche la scuola statale – dove lavora la maggioranza dei soci di Diesse – è al suo interno profondamente differenziata. Ci sono scuole che servendosi dell’autonomia agiscono come fondazioni, hanno una precisa identità, un corpo insegnante attivo e omogeneo, genitori che raccolgono fondi per la scuola e organizzano attività ecc. Ci sono invece realtà dove tutto rimane amorfo. In questo panorama non solo il genitore dovrebbe informarsi sulla qualità dell’insegnamento, ma intercettare quella rete di giudizi che nasce da chi ha già vissuto una esperienza. La migliore forma di orientamento resta il tam tam che parte dalle preoccupazioni familiari e trova spesso buona udienza nei dirigenti più capaci». Gli open day? «Servono quando sono partecipati e sostenuti dagli alunni, altrimenti è aria fritta».
Criteri sacrosanti, per ogni ordine di scuola. E quando si tratta di scegliere dopo la terza media? «Negli ultimi anni si sono impennate le iscrizioni al liceo, e soprattuto al classico» osserva Tino Pessina, preside del Berchet, uno dei più prestigiosi di Milano. Dovrebbe essere soddisfatto. Invece no: «Nell’incertezza di questi anni di riforme annunciate e mai realizzate – spiega – tantissime famiglie hanno visto nel liceo tradizionale una sorta di bene-rifugio, una sicurezza. Così arrivano un sacco di ragazzi per cui il liceo non è adatto: ogni anno sono decine e decine quelli che abbandonano prima della fine della prima». E allora? Che suggerimenti darebbe ai genitori? «Primo, dar credito alle indicazioni degli insegnanti delle scuole medie, che generalmente hanno il polso dei ragazzi, almeno dal punto di vista del rapporto con lo studio. Poi, a quattordici anni i ragazzi sono grandi abbastanza, non dico per scegliere da soli, ma certamente per esprimere un parere fondato: la scuola va scelta insieme, non si può prescindere da aspettative e inclinazioni dei figli. Da ultimo, parecchi scelgono un istituto per l’aura di prestigio che lo avvolge, con l’idea magari che lì si incontrano le famiglie “che contano” della città: un errore clamoroso, la scuola va scelta per la bontà della sua proposta, non per il nome o la “clientela”».
«Occorre valutare con attenzione, chiedendo la collaborazione degli insegnanti di terza media – conferma Franco Viganò, preside del Don Gnocchi di Carate Brianza (Mi) – la “forma mentis” del ragazzo, la modalità conoscitiva secondo cui affronta la realtà: altro è il procedimento astrattivo ed altro è un approccio operativo. Gli studi liceali non hanno maggiore valore di quelli tecnici, o di una scuola professionale, sono però molto diversi. Poi occorre dedicare tempo a conoscere di persona le diverse scuole. Alla presentazione di una scuola, io apprezzo tre cose: che il percorso di studi sia impegnativo; che chi lo presenta parli poco di laboratori e parli molto di ragazzi; che si parli di contenuti, cioè che sia stimato il valore della conoscenza».
«I genitori rispettino i sogni dei figli» sintetizza Roberto Pellegatta, preside del professionale del legno Meroni di Lissone, la fucina dei mobilieri della Brianza «è fondamentale aiutarli ad andare a fondo del loro desiderio, e cercare di aiutarli a tirar fuori le ragioni per cui farebbero una certa scelta. Bisogna scegliere la scuola per valorizzare i talenti dei ragazzi, non per soddisfare le ambizioni dei genitori».
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