Il patto di Angela

Di Rodolfo Casadei
25 Gennaio 2007
«Frau Merkel ricucirà l'alleanza transatlantica per ricucire l'Europa». Il semestre tedesco nell'analisi di Carlo Jean e Mario Mauro

«Il risultato più importante che possiamo aspettarci dal semestre di presidenza tedesca della Ue è la ricucitura dell’intesa transatlantica fra l’Europa e gli Usa, da cui dipende, che lo si ammetta o no, l’unità europea». Non ha dubbi il generale Carlo Jean, docente di studi strategici della Luiss, presidente del Centro studi di geopolitica economica, ex commissario allo smaltimento dei rifiuti nucleari e autore di una dozzina di libri di geopolitica e di strategia internazionale che sono fra i migliori del panorama italiano. Mentre il governo Prodi vive, col braccio di ferro sull’allargamento della base Nato di Vicenza, la sua ennesima crisi di identità sulla questione dei rapporti con l’alleato americano, l’analista strategico giudica ineluttabile il riavvicinamento euro-americano: «È del tutto velleitario per l’Europa giocare all’attore globale e indipendente dagli Stati Uniti, perché senza l’appoggio degli Usa qualsiasi iniziativa diplomatica europea è destinata al fallimento: abbiamo visto tutti che la mediazione europea sul nucleare iraniano non ha portato a nulla. L’iniziativa europea, quando manca il sostegno degli Stati Uniti, non ha grosse possibilità di riuscita, e spesso finisce per dividere l’Europa stessa. Se si fa una politica contraria a quella degli Usa, o anche semplicemente senza gli Usa, l’Europa verosimilmente si divide». Il pensiero va non solo all’esperienza del dialogo fra sordi euro-iraniano e alla grande frattura sull’Iraq (Regno Unito, Spagna di Aznar, Italia, Danimarca, Polonia e Portogallo da una parte, Francia, Germania e Belgio dall’altra), ma anche al velleitario triumvirato Francia-Germania-Russia che si creò alla vigilia dell’intervento in Iraq e che molti salutarono come l’alba di una nuova relazione strategica fra Europa e Russia e della nascita di un’Europa unita intorno all’antiamericanismo. «Quell’ipotesi ha fatto flop per almeno due ragioni: la prima è che il “triangolo di Ekaterinburg” è visto come fumo negli occhi da parecchi paesi dell’Europa centro-orientale che sono stati accolti nella Ue, in particolare Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Slovacchia. La seconda è che la Russia ha la necessità di mantenere diversificate le sue relazioni internazionali. Ha bisogno che continui ad esistere la Sco (Shanghai Cooperation Organization), creata con la Cina e gli Usa in funzione della lotta al terrorismo, e ha bisogno di accordi diretti con gli Usa per contenere la Cina in Asia. La Russia pratica una politica centrata sul fattore di forza di cui dispone – da una parte le armi nucleari, dall’altra le forniture energetiche come strumenti di politica estera – e non può adattarsi a fare il primus inter pares con Francia e Germania».

Una Bruxelles più yankee
All’inevitabile riavvicinamento con gli Stati Uniti, secondo Jean, è rassegnata anche la Francia “multipolarista” di Chirac, in forza di una deriva che nemmeno una presidenza Royal, a suo parere, potrebbe arrestare: «Chirac ha capito che scontrandosi frontalmente con gli Usa ha sfasciato l’Europa; e che sfasciando l’Europa ha diminuito sicuramente il peso francese nel continente e nel mondo. Di conseguenza molto verosimilmente la Francia, soprattutto in caso di vittoria di Sarkozy, si allineerà alla politica filo-americana della Merkel. Ma anche nel caso di una presidenza Royal la Francia non ha alternative: non può continuare a giocare a fare la grande potenza quando grande potenza non è; può avere una voce solamente se rilancia il progetto di integrazione europeo, ma deve rilanciare il progetto su di un nuovo asse franco-tedesco, aperto all’Italia e ad altri paesi, che stavolta non farebbe perno su Parigi, ma su Berlino».
La quale Berlino, con la cancelleria Merkel, è votata alla realizzazione di una nuova intesa euro-americana: «La leader Cdu vuole rilanciare il patto transatlantico e vuole estenderlo dal campo politico-strategico a quello economico, riproponendo l’idea di un’area transatlantica di libero scambio che dovrebbe mettere l’Occidente in condizione di competere economicamente coi colossi di nuova industrializzazione (Cina, India, Brasile, ecc.) che stanno sorgendo nel mondo. Oggi molti evocano la dipendenza energetica della Germania dalla Russia. Ma la dipendenza è di tutti i paesi della Ue, non di uno solo, e se ancora oggi non esiste una politica energetica unitaria dell’Europa nei confronti della Russia, ma ogni paese va per conto suo, è per la solita ragione: senza il collante dell’alleanza atlantica, l’Europa non riesce a raggiungere sia un consenso interno, sia una capacità negoziale sufficiente per affrontare la Russia».

Più potere al Parlamento Ue
Nelle capacità taumaturgiche della Merkel confida anche il vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro. «Il rapporto fra europei e americani deve essere analogo a quello che c’è fra il cervello e la mano: non possono fare a meno l’uno dell’altra per fare bene le cose. L’Europa deve ambire a giocare il ruolo del cervello, perché non c’è dubbio che la forza della mano è americana; l’Europa è in ritardo di 50 anni in materia di difesa comune, esistono solo alcuni reparti sperimentali. Insieme alla volontà di riattivare il rapporto è necessario che riparta il processo istituzionale europeo. Confidiamo che la presidenza tedesca produrrà un documento di princìpi che tutti i 27 membri dell’Unione potranno firmare in marzo al summit di Berlino, e che sarà il punto di partenza di una serie di trattati che prenderanno il posto del trattato costituzionale bocciato dagli elettori francesi e olandesi. Non credo che si batterà la via delle cooperazioni rafforzate fra alcuni membri escludendone altri, perché queste spaccherebbero ulteriormente l’Europa. Occorre invece rafforzare le competenze del Parlamento europeo, che svolgerebbe un’azione benefica sui governi nazionali. Più poteri al Parlamento, meno poteri alla Commissione: per riavviare il processo di integrazione istituzionale dell’Europa questo è il percorso da imboccare».

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