Barare a Memory è più educativo delle teorie sull’educazione

Di Valenti Annalena
25 Gennaio 2007

Sono preoccupata dalle teorie che stanno impartendo a Lalla nella facoltà di “Scienze della formazione” della Cattolica di Milano. Studia Rousseau senza leggerne i testi, fa esami che sembrano i quiz della patente. Ho cercato di farle leggere sia le interviste di Laurent Lafforgue a Tempi (23 novembre 2006) e al mensile Tracce di dicembre («Guarda cosa dice delle “cosiddette scienze dell’educazione”») sia “La crisi dell’educazione”, che Hannah Arendt scrisse già nel 1956 (in Tra passato e futuro). Ma lei non vuole leggerli: «Quando poi mi rendo conto della crisi e in che facoltà sono, che voglia mi rimane di continuare a farla?». Già, perché la crisi dell’educazione e i suoi rimedi sono grave compito del mondo adulto, non dei ragazzi che stanno scoprendo quanto sia bella la vita. In casa Lalla fa “tirocinio” e non lo di-sdegna. «Chi ha vinto a Memory Giò?». «Io, ma la Lalla ha imbrogliato». «Anche lui». «Ma lui ha 5 anni e tu 19». «Ma io mi adeguo». E la preoccupazione finisce, perché più forte di tutte le teorie è la realtà.

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