Chi inquina deve pagare

Di Togni Paolo
25 Gennaio 2007

Il rispetto della legalità è la prima regola alla quale tutti i soggetti sociali devono attenersi; il governo è il soggetto più di tutti obbligato a rispettare le leggi, ad applicarle e a far sì che vengano applicate e rispettate da tutti. Sembrerebbero affermazioni ovvie. Ma non sempre i governi rispettano, applicano e fanno applicare la legge. Già Dante si chiedeva: «Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?». Evidentemente nei tempi di ferro in cui egli visse esistevano governanti che le leggi non le applicavano e non le facevano applicare. Questa tradizione italiana, non bella anche se radicata in tempi lontani, è stata ripresa con vigore e continuità dal governo attuale, almeno nel settore dell’ambiente e da parte del ministro competente e dei suoi uffici: i quali, non applicando leggi dello Stato in pieno vigore, determinano un grave danno all’erario e illeciti vantaggi per gli inquinatori.
Mi riferisco alla normativa sul recupero del danno prodotto all’ambiente da comportamenti illeciti: alcuni miliardi di euro all’anno, al pagamento dei quali sono tenuti gli inquinatori, secondo il principio dell’Unione Europea (“chi inquina paga”) e da destinarsi al ripristino delle condizioni dell’ambiente quali erano prima dell’inquinamento. Sono in vigore in proposito norme di legge assai chiare e stringenti, che pongono al ministro e ai suoi uffici l’obbligo di recuperare queste somme, stabilendo come e quando si debba procedere a tal fine: sono quelle contenute nel decreto legislativo numero 152 del 2006, entrato in vigore il 18 aprile dello stesso anno, cioè oltre nove mesi fa.
Tali norme prescrivono che il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio debba procedere al recupero del danno contro chi l’ha causato attraverso l’emanazione di un’ordinanza, incassando immediatamente il corrispettivo del danno accertato; che a tal fine si avvalga dei suoi uffici; e che possa utilizzare per l’esecuzione tutti gli strumenti posti a disposizione dall’ordinamento. Il ministro dell’Ambiente e i suoi collaboratori non stanno facendo nulla di quello cui sono tenuti in base alla legge, e con questo comportamento omissivo causano un grave danno all’erario e un ingiusto vantaggio agli inquinatori. A quando l’intervento della Corte dei Conti per il recupero dei danni prodotti dal ministro e dai suoi uffici?

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.