Turisti ‘non per caso’ europei

Di Abbondanti Walter
25 Gennaio 2007

Nonostante il settore rappresenti circa il 5 per cento del Pil europeo e benefici del lavoro di oltre 2 milioni di imprese e 9 milioni di occupati, l’offerta rimane disaggregata e scarsa è la visibilità. Anche a causa della confusione delle competenze. I trend del turismo europeo consigliano politiche di cooperazione in grado di ottimizzare il contributo alla crescita e all’occupazione. Della debole visibilità si trova conferma anche nel fatto che nei trattati istitutivi dell’Ue il settore non è mai stato neanche nominato. Ve ne è traccia a volte negli atti ufficiali solo abbinato all’ambiente come “turismo sostenibile”. L’euro ha influito in modo secondario sul regime dei prezzi, ma ha facilitato le transazioni economiche per la composizione dei pacchetti turistici, rendendole più stabili. I dati, infatti, assegnano un trend di crescita a tutta l’Europa, con i suoi oltre 400 milioni di arrivi che la pongono alla testa del turismo mondiale (68 per cento) con un beneficio finanziario di 257 miliardi. Grande trasformazione anche per il turismo outbound (in “uscita”) che dal 1990 è cresciuto ad un tasso del 4,3 per cento l’anno. Nel 2001 a causa dell’11 settembre, la maggior parte dei turisti che si recavano all’estero hanno deciso di viaggiare a livello infra-regionale, cioè Europa-Europa. Il settore ha mostrato vitalità. Già nel 2002 ha registrato 700 milioni di turisti che hanno viaggiato in tutto il mondo. Altro dato rilevante è che il Vecchio continente ha generato 52,6 milioni di arrivi da fuori contro i 19,9 milioni delle Americhe, i 15,4 dell’Asia e i 10,2 dell’Africa (dati: worldtravel organisation). I viaggi fuori Europa sono cresciuti del 7,4 per cento contro un incremento del 3,9 dei viaggi Europa-Europa.

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