Riempire i cinema, svuotare le tv

Di Bracalini Paolo
01 Febbraio 2007

La panacea di tutti i mali del cinema italiano sembra essere una sola: il modello francese. Un sistema che assicura alla settima arte enormi finanziamenti, attraverso tasse e imposte, sorretto da limiti severi per la trasmissione dei film in tv e quote minime per le opere nazionali. Eppure la “linea maginot” contro l’invasione hollywoodiana dà segni di cedimento. Ci si interroga su un sistema che rischia di chiudere la produzione cinematografica in una torre d’avorio, che si rivela un meccanismo autoreferenziale che respinge il mercato. Il segno più evidente viene dalla tv, principale finanziatore del cinema d’oltralpe. I broadcaster chiedono la riforma dei “jours interdits”, il decreto che proibisce il passaggio di una pellicola in tv in certi giorni e fasce orarie, per favorire la vendita di biglietti al cinema. Il rischio è di riempire le sale, ma di svuotare (di film) i palinsesti delle tv. Le reti francesi investono sempre più in fiction. Colpa di una legislazione obsoleta che obbliga le tv a spendere in prodotti a basso rendimento e a trasmettere obbligatoriamente il 40 per cento di opere francesi. L’anno scorso tra i 100 migliori ascolti di TF1, il primo canale pubblico francese, solo 10 erano film e di questi solo 5 erano film francesi. L’audience media di una pellicola nazionale in tv è quasi la metà di quella ottenuta da un film americano (il 4,9 contro l’8,6, fonte: rapporto Cnc, 2005). Così tutti i canali hanno ridotto il numero di film. Nel 2004, TF1, France 2, France 3 e M6 insieme avevano diffuso un totale di 286 film tra le 20 e le 22.30, contro i 305 del 2003 e i 410 del 1995. È facile immaginare l’effetto che una legislazione “alla francese” avrebbe sui palinsesti delle tv italiane, dove il canale che programma meno film (Rai Due) ne trasmette il triplo di Tf1, 183 in un anno (Rai Uno 363, Rai Tre 571, Rete 4 1.094, Italia 1 655, Canale 5 431, La7 532).

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