Liberalizzazione? A scuola significa “monopolio statale”
L’art. 13 del Decreto sulle liberalizzazioni riguarda l’istruzione tecnico-professionale e l’autonomia scolastica. Agganciato a misure urgenti sui consumatori, la concorrenza, le attività economiche e le nuove imprese, questo articolo delinea una nuova architettura del secondo ciclo di istruzione. Il comma 1 prevede due sistemi: quello dell’istruzione secondaria superiore e quello dell’istruzione e della formazione professionale. Fanno parte del primo sistema i licei, gli istituti tecnici, gli istituti professionali. Tutti sono finalizzati al conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore. Nuova architettura, ma in che senso? Nuova rispetto al Decreto legislativo n. 226 del 2005 della Moratti, che assegnava al primo sistema i licei e gli istituti tecnici – rifondati come Liceo economico e tecnologico – gestiti dallo Stato, al secondo sistema gli istituti professionali di Stato, che sarebbero stati gestiti dalle Regioni. Non nuova rispetto alla realtà effettiva: gli istituti professionali di Stato non sono mai passati alle Regioni. L’art. 13 ne prende atto e, ricollegandosi al Decreto legislativo n. 297 del 1994, art. 191, comma 2, ne riconferma l’inclusione nello Stato. La differenza con la Moratti è secca: i suoi due sistemi prevedevano l’80 per cento del sistema di istruzione secondaria allo Stato, il 20 per cento alle Regioni. Fioroni assegna il 100 per cento allo Stato, alle Regioni resta il rigagnolo della formazione professionale. E la liberalizzazione? Se significa un’offerta di istruzione pubblica che non coincida con statale qui non si vede. Al contrario si conferma il monopolio statale di tutta l’istruzione secondaria superiore. La sussidiarietà verticale è scomparsa. E poichè lo statalismo è l’ideologia che copre un blocco storico di interessi, è evidente che esso implica la prevalenza degli interessi degli addetti e dei loro sindacati su quelli delle famiglie, delle imprese, del territorio. Troppo facile prevedere che quel blocco, che ora si trova rilegittimato dal Decreto, farà sentire tutto il suo peso conservatore, allorché si passerà a discutere il disegno di legge – presentato contemporaneamente al Decreto Bersani – che avanza all’art. 1 interessanti ipotesi di ammodernamento degli istituti tecnici e professionali, con riduzione del numero degli indirizzi, diminuzione del monte ore, riorganizzazione delle discipline. Fioroni dedit, Fioroni abstulit!
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