La tv deve educare

Di Nouri Michelle
08 Febbraio 2007
Ha sposato il suo lavoro, ma dice che nell'etere nessuno è indispensabile. È il direttore dei Tg La7, che non ne può più di Baudo e dei casi Santoro. «E se smettessi anch'io, nessuno piangerebbe»

Antonello Piroso, 46 anni, è direttore del Tg La7 dal settembre 2005. Ha lavorato nella carta stampata con Prima Comunicazione, Il Foglio, Repubblica, Capital e Panorama e come autore in programmi televisivi Rai come La Casa dei Sogni, I Cervelloni, Iva Show (con Iva Zanicchi), Non è la Rai, Domenica In, Quiz Show. Dal 2002 sempre su La7 conduce anche la trasmissione Omnibus.
Direttore, lei hai vinto il Premio Flaiano 2006 come miglior conduttore televisivo, battendo, tra gli altri, Francesco Giorgino e David Sassoli. Il segreto?
Cercare una certa qualità, non rincorrere i facili ascolti con mezzi tipo le risse e la televisione urlata: credo sia questo. Per molti anni si è pensato che per essere convincenti bisognava essere aggressivi. Ma spesso l’aggressività copre la mancanza di preparazione. Quando invece tu dimostri al tuo interlocutore che hai letto le sue interviste o i suoi libri, lui si stupisce di trovarti preparato e ti tratta con grande rispetto. E se ti tratta con grande rispetto, tu sei nelle condizioni ideali per fargli la domanda che lo spiazza. Seconda cosa: grande attenzione nella selezione degli ospiti, altrimenti si finisce con l’inzeppare i palinsesti e i programmi con i cosiddetti tuttologi. Che sono quelli che quando vengono invitati possono parlare di tutto. Ma parlando di tutto, o essendo in grado di parlare di tutto, in realtà non sono competenti su niente. Questo genere di tv facile non mi è mai piaciuta. Ecco perché ho smesso di fare l’autore di programmi di intrattenimento per la Rai. Ma il discorso vale anche per Mediaset. Sono programmi redditizi in termini economici, ma non comunicano niente.
È su queste idee che ha modellato la nuova edizione di Niente di personale?
Certe volte per fare ascolto si ricorre sempre alle solite facce. Ci sono dei volti che funzionano, che garantiscono ascolto. Però alla quinta volta che li vedi non ti sorprendono più: sai già cosa ti possono dire. Lo sforzo che facciamo a Niente di Personale è quello di dire: non chiamiamo sempre i soliti ospiti, cerchiamo ospiti poco sfruttati o inediti.
La redazione giornalistica di La7 dà l’impressione di una piccola famiglia molto coesa. Non lascerete entrare più nessuno? Lascereste tornare Rula Jebreal?
Il problema di Rula Jebreal è che, giustamente, lavorando bene a La7 si è fatta notare dalla Rai. Quindi è passata in un campionato più grande, ha giocato in serie A in Rai con Santoro e ora credo che a marzo, quando Santoro ripartirà, Rula continuerà a far parte della sua squadra.
Ma se lei volesse tornare indietro da voi, la accettereste?
Le porte sono aperte per tutti. L’unica cosa da tenere presente è che La7, almeno per quanto riguarda l’informazione, non è più il porto dove la gente viene perché non ha niente da fare sulle altre reti. No. Adesso chi viene a La7 deve venire qui non per necessità, ma per scelta.
L’espressione “tv educativa” è una contraddizione in termini?
È sbagliato parlare di tv educativa. La televisione non deve educare. Al massimo può mostrarti uno spicchio della realtà. Molti hanno ancora l’idea che lo spettatore accende il televisore e sta lì a guardare lo stesso programma dall’inizio alla fine. Noi sappiamo benissimo che non è così: non c’è nessun programma che viene seguito al cento per cento. Il consumo che si fa della televisione è intermittente e spezzettato. Pertanto la televisione non ci insegna niente, ci può solo offrire uno spunto, delle indicazioni. Come qualsiasi sguardo sulla realtà, ci dà una visione parziale di quello che essa è.
Striscia la notizia è ancora la trasmissione più intelligente e necessaria di tutti i palinsesti televisivi?
È una trasmissione che ha saputo crearsi un suo spazio in un momento in cui certe immagini non si vedevano e loro giustamente le hanno fatte vedere. Ha goduto di un grande successo e di prestigio soprattutto per i demeriti dei cosiddetti telegiornali seri. Adesso mi sembra che sia stata copiata da molti. Dentro a Mediaset anche le Iene fanno una cosa tipo Striscia la notizia. E mi pare che noi al Tg La7 certe inchieste con le telecamere nascoste le stiamo facendo. Trovo che abbia svolto una grande funzione ma che adesso non sia più una voce isolata.
Qual è il personaggio televisivo di cui non si sentirebbe la mancanza se andasse in pensione?
Pippo Baudo. Ha fatto delle cose egregie nel campo dell’intrattenimento. Ma non è che se non andasse più in televisione succederebbe chissà cosa. Dico Pippo Baudo come potrei dire Piroso. Non penso che se domani smettessi di andare in onda qualcuno sentirebbe la mia mancanza. Bisognerebbe ricordarsi di come finisce il film The Truman Show: il protagonista non sa di essere il personaggio di una sit-com che milioni di telespettatori guardano tutti i giorni. Lo scopre alla fine del film. E quando lui arriva in fondo al finto mare del teatro, trova le scale per uscire dall’immenso studio televisivo e se ne va, i telespettatori si chiedono: e adesso che succede? Ma è uno stupore che dura trenta secondi. Fine. «Vediamo cosa fanno sugli altri canali». Questa ossessione che c’è per la televisione esiste solo nel nostro paese. Mi ricordo che qualche anno fa le pagine dei giornali erano popolate di titoli su Santoro: tornerà o non tornerà? Ma chi se ne frega! Solo in Italia esiste una cosa del genere.
Com’è la vita privata di un direttore di telegiornale?
Se fai il direttore di un telegiornale non hai una vita privata. Non puoi mai spegnere il cellulare, anche quelle rare volte che vai al cinema. Può accadere qualsiasi cosa e tu devi essere pronto ad andare in onda in tempo reale. Alcuni giornalisti hanno una moglie, una famiglia: li ammiro. Io non mi sento di chiedere a nessuna donna di condividere la vita stressante che faccio. Stressante e seducente per me che la faccio. Ma per la persona che mi stesse a fianco non sarebbe di nessuna soddisfazione, perché io entro qui alla mattina presto ed esco alle dieci di sera. Io sono sposato con il lavoro.

michelle.nouri@infinito.it

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