I reality al potere

Di Bracalini Paolo
08 Febbraio 2007

Al reality mancava la formula impegnata, socialmente utile, diversamente abile. Eccola. Il programma è nato in Olanda e si chiama Miss Ability. In patria è stato talmente un successo (25 per cento di share) che Francia, Germania, Inghilterra e Usa hanno acquistato il format. In Italia ci stanno lavorando Fabrizio Rondolino e Simona Ercolani, marito e moglie, lui ex consigliere per la comunicazione di D’Alema, lei ex autrice Rai, insieme hanno già firmato un reality per Mediaset (La pupa e il secchione). La coppia vuole dare un’impronta educational al programma, cercando di fare slalom tra il cattivo gusto e il patetico, e per questo hanno chiesto la collaborazione di associazioni di disabili. «Non speculeremo sugli handicap – dice Rondolino -. La vecchia divisione tra tv pedagogica e tv di massa non ha più motivo di essere, si possono fare le due cose insieme». Ma in cosa consiste Miss Ability? Nella versione olandese, ogni partecipante deve avere almeno un difetto visibile, deve raccontare la propria storia attraverso delle minifiction create ad arte ed è il pubblico con il televoto a giudicare la migliore. Ma non finisce qui. Perché in Olanda la prima vincitrice, una ragazza in carrozzella, è stata premiata dal Primo ministro olandese. Cioè dal reality alla realtà. Alla politica. Un po’ quello che è già successo con il Big Brother britannico. Una concorrente, la star indiana di Bollywood Shilpa Shetty, vittima di “razzismo” nella casa, ne ha fatto la sua fortuna. Ha vinto l’edizione del Gf, e adesso è diventata la testimonial di una grande campagna nazionale per la tolleranza e l’antirazzismo. Nelle prossime settimane ha in agenda incontri con Tony Blair e Gordon Brown, che non possono fare a meno di confrontarsi con quella che un quotidiano londinese incorona come “l’ambasciatrice della pace”. Potere dei reality, certo. Sì, ma reality al potere?

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