Fassino si candida a pastor et nauta, ma la nave del partito democratico vaga in un porto di nebbie
La mozione Fassino per il 4° Congresso nazionale dei Ds “Per il partito democratico” propone la seguente tesi di fondo: l’Italia della globalizzazione sta sul crinale ardente dello sviluppo/declino. Tocca alla nuova lingua del partito democratico riportarla ai fasti della sua storia migliore, in direzione di una “nuova rivoluzione democratica”, dopo il fallimento del populismo di Berlusconi. La nuova lingua nasce dalla fusione dei riformismi novecenteschi: comunista, socialista, laico, cattolico, liberale. Da questo annuncio si snoda un rosario di buoni propositi e un elenco di “riforme strutturali”, la cui epifania si proclama già per il 2007.
Avendo condiviso dagli anni Novanta l’ipotesi di un partito democratico di ispirazione blairiana, qui segnalo i punti critici del discorso e dell’operazione. “L’Italia è a un passaggio cruciale della sua storia”: così l’incipit. Ora, il crinale era già visibile nel 1989? Quella fu una grande cesura storica, ma l’occasione è stata perduta. Oggi il nuovo inizio è retorica riscaldata. “Serve l’unità dei riformismi”: ma il puzzle delle culture politiche riformiste del Novecento si annuncia instabile, se continua a mancare l’analisi critica dell’Italia reale che hanno generato. Tutta colpa di cinque anni del “governo populista” di Berlusconi? Arduo crederlo. C’è un’autocritica: quella relativa al “riformismo dall’alto” del periodo 1996-2001. Ma suona penosa: quali riforme, dall’alto o dal basso, di grazia? Né è particolarmente affascinante un partito democratico come “grande partito del lavoro”. Il partito di chi lavora, di chi fa impresa e di chi fa non profit comprende il 90 per ceno della popolazione italiana. Se questo non è populismo. In filigrana vi si legge il partito dei sindacati, non dei cittadini.
Ritorna il richiamo della foresta della tradizione vetero-socialdemocratica, nobile, ma conclusa. I partiti presenti in parlamento, denuncia la mozione, sono 23. Troppi per garantire un governo stabile al paese. I casi sono due: o si semplifica la rappresentanza o si fa eleggere il governo direttamente dai cittadini. Nella mozione non c’è ombra di proposta. Il documento sta accuratamente alla larga dai nodi politici e programmatici irrisolti. Partito di governo, ma non di quello attuale, a quanto pare. Fassino si candida a pastor et nauta verso l’Italia che ancora non c’è, ma robuste catene arrugginite trattengono la nave a dondolare in un porto di nebbie.
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