Il primato anaffettivo catto-democrat e quello erotico del successore di Pietro

Di Tempi
22 Febbraio 2007

Forse i Raniero La Valle non hanno ancora capito che l’Italia del 2007 non è quella del 1977. Quando i cosiddetti “cattolici democratici” (il “democratico”, lo sapete, è l’attributo che il Partito comunista coniò per le associazioni entrate nella sua orbita, come, appunto, i cattolici, i magistrati, gli insegnanti, eccetera, “democratici”), si facevano eleggere in parlamento nelle file del partito di Berlinguer per tentare ridurre la Chiesa a un cagnolino del Pci. Tra i convegni catto-comunisti del 1976 e il Convegno di Verona del 2006 c’è di mezzo il mare del gigantesco pontificato di Giovanni Paolo II e la continuità, se possibile ancor più alla controffensiva umana e teologica, di papa Ratzinger. Il quale, proprio nei giorni in cui il suo magistero è stato assalito dal cristianesimo dei buoni sentimenti non separati dai buoni poteri mondani, ha licenziato un messaggio quaresimale in cui, per dirla con don Giussani, si capisce bene che «la fede non è un cielo che si libra sulla terra» ma «è la vibrazione della terra». Com’è impressionante questo Papa, che al contrario dello spiritualismo e del secolarismo beghini, ci parla di amore non come tenerume, ma come “essere per”. La fede, dice infatti Benedetto XVI, è riconoscere che «l’amore di Dio è anche eros». Anzi. Che «l’eros fa parte del cuore stesso di Dio». E che «nella Croce si manifesta l’eros di Dio per noi. Eros è infatti quella forza che non permette all’amante di rimanere in se stesso, ma lo spinge a unirsi all’amato. Quale più “folle eros” di quello che ha portato il Figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti?». Già, eros come forza potente e divina. Potente e salvifica. Come lo è in Cristo, dove eros non è un narcisismo infantile, ma un Tu supremo. Eros. Altro che “primato della Parola”.

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