Lo spirito di Vicenza
Gli italiani hanno imparato a conoscerlo per i suoi interventi alla carta vetrata a Porta a Porta e per gli scambi al limite dello scontro fisico con gli ospiti di Michele Santoro a Sciuscià. Ma Edward Luttwak è ben più di un personaggio televisivo. Cinque lingue e una ventina di libri all’attivo, è senior fellow del Center for Strategic and International Studies a Washington e consigliere permanente del ministero della Difesa, dopo essere stato consulente del Consiglio per la sicurezza nazionale, del Dipartimento di Stato e del ministro della Difesa. Va da sé, dunque, che le sue opinioni sul rapporto tra Stati Uniti e governo Prodi abbiano una certa autorevolezza.
Vicenza, Afghanistan, processo Calipari: è crisi aperta fra Italia e Stati Uniti o sono solo incidenti di percorso?
Sono solo normali incidenti, in più c’è il tentativo dell’estrema sinistra di indebolire un rapporto ben più forte dei suoi attacchi. Poi c’è un po’ di teatro per dimostrare quanto i governanti italiani siano indipendenti dall’America.
Appunto: la sinistra radicale parla molto di “discontinuità” della politica estera italiana col nuovo governo. Lei la vede?
Vedo il disperato tentativo di erigere un monumento alla discontinuità con due o tre mattoncini molto, molto piccoli. In pratica, due o tre pezzi di Lego. Con quelli vogliono fare un monumento alla discontinuità.
Recentemente Liberazione, giornale di Rifondazione Comunista ha titolato: “Wa-shington e Vaticano vogliono silurare il governo Prodi”. C’è un progetto di Condoleezza Rice per far cadere il governo Prodi?
Fantasie. Per il Vaticano non posso parlare, ma per quanto riguarda Washington, diciamo che un governo guidato da Prodi e D’Alema è visto da noi come un solidissimo alleato. Washington ricorda bene che nel 1999, in occasione della crisi del Kosovo, D’Alema è stato un alleato più solido e resistente di gente come il ministro degli Esteri Lamberto Dini, che andava in giro a dire che non sapeva niente della guerra fatta dagli americani. Quindi l’idea che gli Usa vogliono silurare Prodi e D’Alema è assurda. Questo sarebbe possibile solamente se Prodi e D’Alema andassero in una direzione antiamericana, cosa che non hanno fatto. Quello che hanno fatto è stato solo un po’ di teatro per accontentare l’estrema sinistra, dei cui voti hanno bisogno.
Esiste un evento legato alla politica estera che potrebbe mettere in crisi irreversibilmente il governo Prodi?
No, il governo Prodi è solidissimo, è fondato sulla solida base del fatto che non si può cambiare l’esecutivo senza andare alle elezioni, perché non c’è uno Scalfaro di mezzo a creare governi presidenziali. E fino a quando la legislatura non sarà abbastanza avanzata da permettere ai deputati di maturare le pensioni, non faranno nulla per andare al voto. Il governo Prodi è basato sul solidissimo anche se meschino interesse dei deputati, che puntano a raggiungere immeritate pensioni.
Il valore strategico dell’Italia per gli Usa è cresciuto o diminuito in questi ultimi anni?
Questo è uno degli strani fatti della storia. Paragonata al fronte centrale, quello rappresentato dalla Germania, l’Italia era marginale durante la Guerra fredda. L’Italia era molto importante in termini globali, ma in termini europei era marginale perché si vinceva o si perdeva sul fronte tedesco. Cosa è successo? Finita la Guerra fredda i tedeschi sono andati in vacanza: il fronte centrale non esiste più. Mentre l’Italia, che era un fronte laterale, adesso si trova ad essere il promontorio esposto verso il turbolento Medio Oriente. Quindi l’importanza strategica dell’Italia per gli Usa certamente non è diminuita. Lo si vede col caso Vicenza: gli americani hanno ridotto ovunque le basi in Europa occidentale, tranne che in Italia, dove hanno aumentato la loro presenza, anche se in misura ridotta. L’importanza strategica dell’Italia rimane intatta, perciò è rassicurante per gli Usa che, nonostante l’abbaiare dell’estrema sinistra, ci sia un governo così solidamente allineato con l’alleanza americana.
Come si spiega questa lealtà alla Nato di tutti i governi italiani, di destra come di sinistra?
Si spiega col fatto che quando un leader politico italiano arriva al governo, qualunque sia la sua estrazione politica o ideologica, scopre che le configurazioni internazionali possibili sono poche. La configurazione europea non funziona, perché l’unica cosa che l’Europa può fare sono i negoziati inutili con l’Iran. Poi ci sono i francesi, il cui primo pensiero quando si svegliano la mattina è come fare lo sgambetto all’Italia, poco importa su che materia: che sia economica, strategica, politica o militare. I tedeschi, come ho detto, sono andati in vacanza. Gli inglesi sono sempre disposti a comandare gli italiani, ma mai a cooperare con loro, perché pensano che gli italiani non sappiano combattere, e agli occhi degli inglesi se non sei capace di rompere la mascella a qualcuno, tu non conti niente nella vita. Gli unici che cooperano volentieri con gli italiani e che li rispettano sono gli americani. Perciò tu puoi venire dall’estrema sinistra o dall’estrema destra, puoi essere un cattolico pacifista, ma quando diventi presidente del Consiglio scopri che hai l’alleanza americana oppure niente, perché gli altri non ci sono.
Però italiani ed europei in generale hanno sempre in bocca multilateralismo e multipolarismo. Cosa ne pensano gli Usa?
Anche il presidente Bush è disposto ad ammettere che c’è stato un eccesso di affermazione di potere: troppo potere, troppo visibile, troppo rumore, troppa azione unilaterale americana. Questo però si corregge con più multilateralismo da parte americana, non invocando il multipolarismo. Perché poli alternativi per un paese come l’Italia non ne esistono: con chi dovrebbe andare l’Italia, con l’autocrazia di Putin? Con gli Hezbollah? Diliberto forse vuole andare con gli Hezbollah, ma non credo che si porterebbe dietro qualcuno più dei soliti scalmanati. Gli italiani non sono un popolo di pazzi, né di fanatici. Con grande riluttanza si sono fatti trascinare nella lotta contro la democrazia sessant’anni fa, ma non lo rifaranno mai. Perché la scelta possibile è soltanto fra le democrazie imperfette e gli altri, che sono irrecuperabili.
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