Il nuovo Iraq importa il “modello madrassa” mentre il mondo musulmano tenta di liberarsene

Di Eid Camille
22 Febbraio 2007

Pochi giorni fa il direttore del ministero dell’Istruzione iracheno ha dichiarato alla stampa che «le modifiche che saranno apportate ai curricula scolastici in Iraq non si discosteranno dai sani pensieri e dalle idee dei leader religiosi di Najaf», la città santa sciita. «Il ministero – ha precisato Ismail Madi – ha stampato i princìpi della politica educativa e li ha comunicati agli uffici provinciali e anche alle Marja’iyyat», cioè le leadership religiose. «Ho raccomandato ai direttori delle scuole – ha aggiunto ancora Madi – di dare ai loro professori la libertà di fornire agli studenti informazioni al di fuori dei programmi di Storia islamica, Educazione islamica e Letteratura araba in conformità con la dottrina della famiglia del profeta», ossia la fede sciita, in attesa di introdurre le modifiche ministeriali in queste stesse materie. È spiacevole constatare che, mentre altri paesi lottano disperatamente per attenuare l’influenza delle madrasse, nel “nuovo Iraq” si pensi di esporre le nuove generazioni a queste stesse influenze.
Nel Pakistan, dalla fine di gennaio, circa duecento donne velate con il burqa occupano una libreria per bambini: protestano contro la decisione del governo di demolire la loro madrassa, chiamata Jamia Hafsa, costruita abusivamente su un terreno pubblico a Islamabad. Il 13 febbraio alcuni imam radicali hanno pure minacciato il presidente Pervez Musharraf di scatenare violenti proteste nel caso dovesse procedere alla demolizione di questa scuola coranica. I dirigenti della madrassa, in cui sono accolte circa settemila studentesse, non nascondono la loro simpatia per Osama Bin Laden e nei loro sermoni del venerdì invitano spesso i musulmani a unirsi al jihad contro l’Occidente.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.