Meddeb, il “contropredicatore” islamico che la pensa come Theo van Gogh

Di Colombo Valentina
22 Febbraio 2007

Abdelwahab Meddeb, tunisino di nascita, in Francia dal 1968 dove insegna Letteratura comparata all’università di Nanterre, è fiero di essere un “contro-predicatore” islamico. In un momento in cui i predicatori dell’estremismo islamico non solo abbondano in Occidente, ma vengono anche additati come i veri e unici rappresentanti dell’islam, Meddeb decide di pubblicare una raccolta di brevi saggi dal titolo provocatorio, Contro-prediche (Editions du Seuil, Parigi 2006), che mirano a smascherare l’aspetto degenerato e ipocrita della sua religione. Numerosi gli argomenti affrontati per cercare di guarire quella che lui ha definito la «malattia dell’islam».
Uno dei sintomi più evidenti di questa malattia è il ritorno del velo. «Non amo il velo», scrive Meddeb. «Per me rappresenta il simbolo della volontà di considerare le donne come esseri inferiori e dell’offesa nei confronti delle donne. Alle ragazze che dicono di avere scelto di velarsi rispondo che sono state influenzate. A queste ragazze dico che il loro gesto è regressivo». Meddeb ricorda la battaglia contro il velo iniziata a fine Ottocento in Egitto. Battaglia che negli anni Quaranta del Novecento si poteva considerare vinta. «Il velo nella sua forma attuale porta a una sorta di “nichilismo” del corpo, la cui economia non appartiene affatto all’islam». In un’altra contro-predica Meddeb analizza l’assassinio di Theo van Gogh e lancia un monito all’Europa: «Non è l’Europa a doversi adattare all’islam, bensì l’islam che si deve adattare all’Europa. L’islam deve imparare a subire anche la critica più offensiva senza spargere sangue per difendersi». Meddeb conclude affermando ad alta voce quanto molti musulmani non organizzati pensano tra sé e sé: «Quanto a me, d’origine islamica, che vivo in Europa, mi riconosco nei valori che hanno portato Theo van Gogh ad agire, a girare, a scrivere; mentre non ho nulla da spartire con il suo assassino che indossa una jellaba e porta la barba, né con lui né con la comunità che sogna».
valentina.colombo@imtlucca.it

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