Mentre i giornali inseguono Follini, l’Iran nucleare finisce a pagina 14. Come Hitler e Stalin nel 1939
Sul Corriere della Sera del 23 febbraio la prima pagina è naturalmente per la crisi di governo e per la caccia a peso d’oro al voto di Marco Follini. Poi, la riapertura di undici stadi, e il tennis a Wimbledon. La notizia del rapporto dell’Aiea che riferisce che l’Iran ha violato la risoluzione 1737 del Consiglio di sicurezza dell’Onu sull’arricchimento dell’uranio, installando nella centrale di Natanz due filiere di 164 centrifughe l’una e procedendo dunque verso un nucleare forse destinato a fini militari, è a pagina 14. Nel linguaggio dei media una notizia così a pagina 14 comunica implicitamente al lettore che il nucleare in Iran è sì questione grave, ma non poi un’emergenza di cui più che tanto allarmarsi.
E dunque sfogli e passi oltre, verso il tubino di Dolce e Gabbana che sfila sulle passerelle di Milano. Se la faccenda dell’Iran fosse cosa davvero seria – replichi a un tuo molesto retropensiero – non ci si attarderebbe sui giornali a inseguire Follini, Wimbledon e la moda.
Tuttavia, i giornali. Nell’agosto del 1939 molti titoli erano dedicati al record di velocità dell’inglese John Cobb, che sulla Pista del Gran Lago Salato nello Utah raggiunge i 593 chilometri all’ora. Al raid Lilla-Roma-Lilla, vinto dai francesi. Mentre a Edimburgo i massimi ricercatori mondiali discutono tranquillamente di ereditarietà. Hitler e Stalin, è vero, hanno appena siglato una sbalorditiva alleanza, e in Renania e in Westfalia si fanno prove di oscuramento. Ma all’alba insieme al sole torna la normalità – come riaprendo gli occhi dopo un brutto sogno. Pare ancora, quell’agosto del 1939, un’estate come le altre, sui giornali.
Poi l’abisso. Una foto ritrae l’ambasciatore polacco a Berlino, Jozef Lipski, mentre scende le scale dopo l’incontro col ministro degli Esteri del Reich, Joachim von Ribbentrop. Lipski in soprabito e bombetta nera ha le spalle curve, e l’aria di un uomo umiliato. È la sera del 31 agosto. La parola d’ordine percorre le linee del telegrafo in Germania: “Caso Bianco”. Nella notte i cannoni della nave tedesca Schleswig-Holstein aprono il fuoco su Danzica, l’esercito del Führer invade la Polonia. Due giorni dopo Francia e Gran Bretagna entrano in guerra.
Allo scadere dell’ultimatum, dall’ambasciata tedesca a Londra arriva una telefonata all’ufficio del ministro degli Esteri, lord Halifax. L’ambasciatore in partenza per Berlino chiede se, per cortesia, qualcuno potrà occuparsi del suo cane. Lord Halifax dà ordine di provvedere al cane.
Come risvegliata da un profondo torpore l’Europa mantiene ancora, quasi disperatamente, riflessi di urbana gentilezza. Tennis e cricket, ancora il 31 agosto, sulla prima pagina del Times. Gli uomini, sempre così restii a vedere la realtà.
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