Omaggio a un nemico

Di Berlicche
01 Marzo 2007

Mio caro Malacoda, è iniziata la Quaresima ed è iniziata male. In tutte le sezioni del Nemico hanno ricordato la bruciante sconfitta del Padre Nostro che sta laggiù, quando fallì la grande tentazione. Aveva offerto al Figlio del Nemico tutto il suo potere in cambio di un solo istante di adorazione. Non ha accettato, ha capito che un istante ha lo stesso valore dell’eternità. E ci ha fregato. L’avevamo sottovalutato. È il nostro difetto: ci godiamo lo spettacolo del nostro sucesso nel mondo e non crediamo più che ci sia chi può resistere alle nostre tentazioni. Invece da duemila anni c’è sempre qualcuno che si picca di imitarlo. Io ne ho conosciuto uno che era perfetto per diventare un nostro grande propagandista. Intelligentissimo, razionale, logico, un fior di intellettuale. E però anche sensibile, volitivo, passionale, focoso, energico. L’uomo che faceva al caso nostro. Ci ho provato in tutti i modi: la musica, la poesia, la carriera universitaria. e poi il massimo della tentazione, il potere dei poteri, una bella carriera clericale. Niente da fare. Aveva un difetto per noi insormontabile, l’avessi intuito prima non avrei sprecato il mio tempo: era un inguaribile materialista. Così materialista che non c’era materia che gli facesse paura. Così materialista da arrivare sempre al cuore della materia, allo spirito, senza mai fuggire nello spiritualismo, o, che per noi sarebbe stato il massimo, nella spiritualità. Alzava gli occhi al cielo e diceva che stava guardando nella profondità della terra. Non voleva “innalzarsi” preferiva che fosse lo Spirito a “discendere”. Non c’era verso di fargli piacere troppo qualcosa. Il vino, ad esempio, lo beveva e lo offriva senza tirare in ballo miracoli e cene in cui era stato decisivo (fatto che aveva ben presente), sapeva che il vino «rallegra il cuore dell’uomo», e lui per il cuore di un solo uomo avrebbe fatto di tutto. Il suo materialismo era integrale e universale. Apprezzava talmente ogni cosa da apprezzare, paradossalmente, anche il niente dal quale le cose uscivano; nell’istante in cui gli si materializzavano davanti le vedeva emergere dal nulla in cui sarebbero rimaste se qualcuno non ve le strappasse continuamente. Ci ho provato con i desideri. Quale migliore tentazione? È stata la mia sconfitta più cocente. Non c’era desiderio che non lo tentasse: si nutriva di desideri, lui li sfidava i desideri, li snidava, li andava a cercare e li metteva alla prova. Inutile attaccarlo con le lusinghe della libertà, amava la libertà sopra ogni cosa, è arrivato a sostenere che il Figlio del Nostro Nemico è morto in croce per lasciarci liberi, «liberi di peccare» ha osato dire, sfrontato. Secoli di filosofi e predicatori per convincere gli uomini e soprattutto i seguaci del Nemico dell’alternativa tra materia e spirito, che il regno del loro Cristo, non essendo “di questo mondo”, era un regno spirituale. e lui non ti va a dire che si poteva, anzi, si doveva rendergli gloria «attraverso la materialità della nostra esistenza». Che vuoi fare con uno così?
Due anni fa è morto. Io ho tirato un sospiro di sollievo. Ma anche qui l’avevo sottovalutato. Avevo sottostimato quello che forse era il suo vero genio: appassionare anche altri a ciò che aveva appassionato lui. Noi non ci rassegniamo al fatto che qualcuno creda davvero che quell’ebreo nato a Betlemme duemila anni fa sia carne e sangue del Nostro Nemico. Questo ci stupisce, che con tutto il nostro indaffararci ci sia ancora la fede sulla terra. E la speranza. La nostra speranza è che di gente come questo Luigi Giussani per un po’ non se ne veda più. Ma non ci contare.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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