Fa caldo, e l’uomo diventa lupo

Di Togni Paolo
01 Marzo 2007

Una delle caratteristiche dei dibattiti in corso sui mezzi di comunicazione e tra la pubblica opinione è la limitata conoscenza, spesso l’ignoranza, dei dati reali e di informazioni essenziali sull’argomento. Questo stato di cose, determinato in larga misura dal modo approssimativo in cui lavora molta stampa, porta a dar vita a dibattiti fondati sul nulla. E qualche volta a far sì che i decisori politici assumano decisioni sbagliate sotto la spinta di un’opinione pubblica male informata, arrivando talvolta a violare la libertà di pensiero e di ricerca. Proprio questo sta accadendo a proposito dell’andamento del clima. Giudizio sulla commissione Ipcc dell’Onu e sui suoi lavori a parte, resta il fatto che lo tsunami mediatico delle settimane scorse sul riscaldamento del pianeta causato dalla irresponsabilità dell’uomo è stato originato non dal rapporto della commissione, che sarà pubblicato a maggio, ma da un suo estratto: non da 500 pagine, ma da 5. Sono stati quindi tagliati punti problematici e ipotesi alternative. Che la Terra si stia riscaldando è poco discutibile: ma ciò è avvenuto molte volte in passato ed è ragionevole prevedere che accada ancora in futuro, seguendo cicli di riscaldamento-raffreddamento di circa otto secoli, certificati da studi geologici e storici negli ultimi cinque-seimila anni. Opinabile invece è che ciò avvenga a causa delle attività antropiche, che contribuiscono alle emissioni di gas inquinanti in atmosfera per meno del 4 per cento del totale (al restante 96 per cento contribuiscono anche gli altri esseri viventi, ma la gran parte trova origine nell’ordinaria attività chimico-fisica del pianeta). A confermare il fatto che non è l’uomo a determinare il riscaldamento della Terra sta il dato relativo all’aumento di temperatura nell’intero sistema solare: e farlo dipendere dal consumo eccessivo di idrocarburi sulla Terra appare almeno presuntuoso. In questa situazione occorrerebbe che l’impegno delle amministrazioni competenti sul problema fosse indirizzato secondo due priorità: la seconda, certo, è la ricerca di nuove fonti di energia e nuove tecnologie meno inquinanti; priorità assoluta dovrebbe però essere la ricerca e la messa in opera di misure di mitigazione degli effetti del riscaldamento. Molti, come Mörner e Zichichi, hanno condannato le limitazioni alla ricerca indotte dal conformismo. Ma l’Ue prescrive che le richieste di fondi per programmi di ricerca sul clima debbano contenere l’aspetto del riscaldamento globale: rabbrividiamo alla sensazione che la morsa disinformazione-negazione della libertà sia vicina a chiudersi.

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