Una questione di educazione

Di Abbondanti Walter
01 Marzo 2007

Il turismo è la principale attività economica del mondo: sposta oltre 5 miliardi di persone ogni anno (tra cui quasi 600 milioni all’estero), occupa milioni di lavoratori (1 ogni 15 occupati in tutto il mondo) ed è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi decenni, favorito dallo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni. Bisogna considerare comunque che il turismo, nelle sue applicazioni sia di massa sia di lusso, ha, in qualche caso, avuto effetti negativi sulle culture locali e sull’ambiente. I supporter del turismo eco sostenibile credono che la soluzione al problema ambientale e sociale stia nell’impedire la costruzione di strutture turistiche nei paesi sottosviluppati. Il turismo “responsabile” invece sposta l’accento sulla persona ricordando che il sottosviluppo lo si può sconfiggere soprattutto con lo sviluppo. Molto importante mettere in primo piano il rispetto della clientela verso la cultura e l’ambiente ospite ed è corretto che siano stabilite norme comportamentali per i turisti, come è previsto da vari accordi internazionali: l’Agenda 21 dell’Onu del 1992, il Manila Declaration on the Social Impact of Tourism del 1997 e il Montreal Declaration, dello stesso anno. Sono sempre di più gli operatori che, facendo propri gli assunti di cui sopra, propongono la condivisione di esperienze culturali, nella consapevolezza che noi visitatori possiamo dare, ma anche ricevere, molto da queste visite, dagli incontri con le persone, dalla loro cultura e tradizione. Ecco perché a chi viene da una cultura che mette sempre la persona e i suoi bisogni al primo posto, risulta spontaneo fare del turismo responsabile. Solo chi sperimenta una ricchezza è in grado di riscontrarla in tutto ciò che incontra.

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