Ci sono o ci fanno?

Di Tempi
08 Marzo 2007
Meglio perdere al fianco di Ruini che ballare coi Ceronetti intorno alla carcassa del mondo

Un furbone dà di cretini ai cristiani perché è chiaro, qualunque popolo venga dalla Bibbia è scemo, ma se viene dalla pura logica matematica non è neanche un Odifreddi. Un poeta torinese legge solo di cronaca nera e dà addosso alla famiglia perché è chiaro, qualunque persona usi ancora fare di due cuori una capanna ha un cadavere nell’armadio, ma se non usa fare il kamasutra coi ritagli di giornale non è neanche un Ceronetti. Uno storico dà di “canto del cigno” a un appello del cardinal Ruini perché è chiaro, qualunque capo della Chiesa cattolica italiana è un isolato in Vaticano, ma se il capo della Cei non è un valdese lo storico del Concilio Vaticano II non è neanche un Alberigo. Uno si chiede: ma ci sono o ci fanno? Nel corso della trasmissione di Luca Telese su La7 dedicata ai teodem e ai Dico è stata trasmessa una finta puntata di Stargate datata 2075, dove il conduttore, Valerio Massimo Manfredi, spiega che da pochi anni Giovanni Paolo III ha abbandonato la sua sede in San Pietro nell’indifferenza generale, al termine di un processo di decadenza iniziato nel primo decennio del 2000, quando la Chiesa perse la grande battaglia sui Dico e si aprirono nuove prospettive all’umanità, che Manfredi elenca nell’ultimo minuto della sua apocrifa trasmissione: «Senza quella battaglia persa dalla Chiesa, oggi non avremmo gli Rpi, Rapporti poligamici istituzionalizzati; non potremmo programmare al computer il Dna dei nascituri, saremmo ancora legati a un’identità sessuale fissa e a un ruolo genitoriale assegnato».
Ecco perché, fuori dalla compagnia di quelli che ci sono e che ci fanno, certe volte vale la pena perdere la battaglia in compagnia di cristiani, famiglie e capi Cei.

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