Tira il vento, occhio alla tempesta

Dopo l’abolizione di papà e mamma, lo zapaterismo che piace tanto ai nostri radcon grazia i terroristi impenitenti e tenta di irregimentare la società. Il che sta comportando per la Spagna qualche problemino di tenuta sociale. O detto altrimenti, secondo il cardinale arcivescovo di Madrid Antonio Maria Rouco Varela, «agnosticismo, relativismo e laicismo hanno collocato il nostro paese in una situazione molto simile a quella degli anni Trenta e minacciano l’esistenza delle democrazia». L’Italia non è ancora su questa china. Però. Provate a fare mente locale: noterete che, al contrario di ciò che succede se ci sono di mezzo le unioni civili bancarie, nel discorso mediatico le questioni, diciamo così, “eticamente sensibili”, vengono spesso trattate con l’accetta del pregiudizio. Tre temi su tutti: la famiglia al tempo in cui la si vuole parificare alla coppia qualunque, tanto meglio se gay; la vita al tempo della sua riproducibilità tecnica in embrioni umani manipolabili; il dolore al tempo in cui si vuole che le leggi autorizzino l’eliminazione fisica di chi soffre o fa soffrire la nostra immaginazione. Non proprio questioncelle. Riguardano una visione della vita e della morte. Riguardano non lo share dei comizi di Pippo Baudo, ma la concezione e la sopravvivenza stessa di un’umanità e di una società che per elementari evidenze demografiche già balla sul Titanic.
Di queste cose se ne parla allegramente come di uno “scontro in atto”. Vada per lo “scontro”, ma tra chi? Tra ragioni degli uni e ragioni degli altri? Ma no, se ne parla come di uno scontro tra forze laiche dello Stato e forze clericali della Chiesa. Tra forze buone che si battono per la libertà e per il bene della gente e forze cattive che si battono perché la gente sia schiava e perché soffra il più possibile. è il discorso grottesco e manicheo di chi non vuol fare i conti con la realtà. Già, perché poi vai a votare e, come dimostrò il referendum sulla legge 40, mica è sicuro che la gente ragiona come il 99 per cento di quelli che detengono il potere di conformismo culturale in questo paese.
Quale conformismo? Per esempio quello che si avventa sulla crisi della famiglia raccontandola come potrebbe raccontare la sua preda ferita un piranha eccitato dal sangue. Per esempio quello che non sa neanche di cosa sta parlando quando parla di Chiesa o di cristianesimo, epperò si sente autorizzato a scrivere qualunque cosa gli passi per la testa (o non lo sapevate ancora che i dodici apostoli erano gay?). Per esempio quello dell’ambaradan di cineprese, politici, magistrati, pronti a certificare che «Nuvoli accetta l’eutanasia».
E se c’è chi dissente rispetto a questo pensiero unico squinternato? Ecco a voi il catalogo: «integralista», «crociato», «reazionario», «berlusconiano», «ateo devoto». Ci sono studenti che si permettono di ragionare e discutere il punto di vista della tecnoscienza? Non viene concesso loro nemmeno il credito di “studenti democratici” che oggi come oggi non si nega nemmeno ai no-global che spaccano le vetrine. No, quegli studenti sono «crociati» (Unità), che «usano toni duri» (Corriere della Sera) e si macchiano di «volantinaggio abusivo» (la baronessa catto-democrat). E poi vi inorridite che sui muri scrivono «10, 100, 1000 Raciti»? E poi vi scandalizzate che rispuntano le Br? E poi piangete che i ragazzi vanno a cocaina, si ammazzano sulle strade e fanno bordello a scuola?

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