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Medio Oriente e Nordafrica muoiono di sete, la Banca Mondiale si muove
washington I paesi del Medio Oriente e del Nordafrica dispongono di appena 1.100 metri cubi di acqua pro capite all’anno e utilizzano già oggi il 72,7 per cento di tutte le risorse idriche disponibili. Lo dice il rapporto Making the Most of Scarcity prodotto dall’Ufficio regionale del Medio Oriente e Nordafrica della Banca Mondiale, che propone una serie di soluzioni per la gestione dell’acqua in queste aree critiche, basate su esperienze pilota di alcuni paesi della regione e di altri paesi del mondo. Per avere un’idea della scarsità con cui il mondo arabo si trova a convivere, si tenga presente che un cittadino dell’Europa occidentale dispone di 5.400 metri cubi all’anno e la sua regione utilizza appena il 10,3 per cento delle risorse idriche disponibili.
Nel 2006 meno catastrofi naturali.Le assicurazioni festeggiano
milano Il 2006, contrariamente ai luoghi comuni, ha visto un notevole calo in danni e vittime provocati da catastrofi naturali rispetto al passato e le assicurazioni festeggiano. Lo sostiene Svipop, il bollettino del Cespas (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo). Agli assicuratori di tutto il mondo le calamità naturali sono costate 11,8 miliardi di dollari, ma considerando gli ultimi venti anni, il 2006 si colloca al terzo posto fra gli anni meno costosi in termini di sinistri assicurati. Lo scorso anno sono stati censiti 31 mila morti in tutto il mondo (soprattutto in seguito a terremoti, alluvioni e tempeste) e 48 miliardi di dollari di danni. Il 2004 aveva segnato un record in termini di morti e dispersi (300 mila) e perdite finanziarie pari a 120 miliardi di dollari, dei quali 49 sono stati coperti dalle assicurazioni. Il minor esborso è dovuto anche al fatto che i disastri hanno colpito soprattutto i paesi emergenti, con un livello debole di beni assicurati.
L’oppio afghano abbonda nelle terre comandate dai terroristi, dice l’Onu
vienna L’incremento della produzione di oppio in Afghanistan è strettamente legato alla crescente influenza dei talebani e all’assenza dello Stato nelle varie province del paese. Lo ha dichiarato Antonio Maria Costa, direttore dell’Ufficio Onu contro la droga e il crimine, presentando il 5 marzo scorso lo studio Afghanistan Opium Winter Assessment. «C’è la prova – afferma Costa – che l’economia dell’oppio afghana si sta segmentando; le attitudini dei coltivatori, le condizioni di fornitura e la tendenza dei prezzi si muovono in direzioni opposte nel nord e nel sud del paese. Nel sud il circolo vizioso della droga che finanzia il terrorismo e dei terroristi che sostengono i trafficanti di droga è più forte che mai». Secondo lo studio, nel sud l’80 per cento dei contadini coltiva oppio, contro una media nazionale del 13 per cento.
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