Daniele e il suo destino

Di Barchiesi Andrea
15 Marzo 2007
Giornalista free lance in Afghanistan racconta l'amico Mastrogiacomo, inviato di Repubblica rapito dai talebani

Non è mai stato un impulsivo o un imprudente, Daniele Mastrogiacomo: è che faceva tutto in fretta per arrivare prima degli altri all’obiettivo. Un fiuto come nessuno abbinato a un cuor di leone e a una razionalità unica. La prima volta che l’ho visto in azione in Afghanistan, dove siamo diventati amici fraterni, è stato in occasione di un’intervista all’attuale presidente del Parlamento Qanooni. Mentre usciva incocciò un collega italiano che cercava di ottenere la stessa cosa. Questi aveva già informato il suo giornale che quella che avrebbe portato a casa era una primizia. Ma il suo servizio finì cestinato, perché Daniele lo aveva bruciato sul tempo. Mi confidò che molti inviati italiani presentavano i loro servizi ai loro direttori come esclusive, ma spesso non lo erano, perché lui li aveva già anticipati.
L’ultima volta che ci siamo sentiti al telefono è stato due settimane fa. Gli ho annunciato che avevo invitato qui da me nelle Marche Ahmed Rashid, il famoso giornalista pakistano esperto di talebani e di jihad in Asia centrale. Mi rispose che non voleva perdersi quell’appuntamento, intenzionato a sintonizzarsi sulle lunghezze d’onda pakistane prima di scendere anche in quell’arena. Gli cedetti l’e-mail di Rashid e il suo numero telefonico. Poi m’informò che il suo obiettivo in Afghanistan era la pericolosa Helmand, la regione confinante con quella di Kandahar. Non servì a nulla dirgli che ormai i talebani erano talmente forti da potersi mostrare anche su nel nord intorno a Herat, dove sono di stanza gli italiani: Daniele aveva in testa solo il suo destino.

La paura e il coraggio
Adesso mi fanno sorridere tutti i sofismi di quelli che dicono che i talebani lo hanno “arrestato” e non sequestrato, trattandosi di una vera forza militare e non di bande di cani sciolti. Posso dirvi, avendo fatto l’inviato free lance in Afghanistan, che è molto difficile distinguere i banditi dai talebani e dai predoni. Distinzioni che vanno bene per il mondo virtuale, non per quello reale. Che è fatto di ottusità e delle fatiche prosaiche della professione. Come quel giorno che Daniele si mangiò al telefono, davanti a tutti i colleghi in un ristorante di Kabul, un tenente dell’ufficio stampa del nostro esercito che aveva informato due giornalisti italiani di un incidente mortale in cui era rimasto coinvolto un nostro soldato escludendo tutti gli altri. Alla fine a doversi scusare non fu lui ma il tenente protagonista del gioco un pochino sporco.
Oggi qualcuno dipinge Mastrogiacomo come un temerario, ricordando che a Baghdad era sfuggito miracolosamente a un rapimento con una fuga in auto da film dopo una sparatoria micidiale. Ma quando
l’ho sentito dalla Somalia, che mi descriveva come un posto dove si sparava all’impazzata, mi ha confessato: «Guarda che io ho sempre paura quando parto per le missioni, ma ricordati che paura e coraggio sono due facce della stessa medaglia». Il pensiero che i talebani lo stiano accusando di spionaggio mi fa sorridere amaramente. Di questo argomento abbiamo parlato varie volte nei momenti di confidenze. Lui mi diceva la sua preoccupazione per il fatto di trovarsi a lavorare a fianco di colleghi che sembravano fare non il doppio, ma il triplo gioco con piroetta. Difficile barare con lui. Non ci conoscevamo ancora e voleva sapere chi fossi per “spiare” la vita afghana. Per metterlo in difficoltà dissi al mio interprete Aslam, che la sera ci accompagnava con la sua auto in qualche ristorante dove potevamo raccontarci i risultati della giornata, di chiedergli più soldi. All’inizio Daniele non capiva perché Aslam fosse diventato all’improvviso più esoso, ma dopo un po’ scoprì il trucchetto. Non si arrabbiò e pagò quanto gli veniva chiesto. Adesso vorrei poterlo salutare con le stesse parole di quando ci sentivamo e ci frequentavamo: «Forza Daniè, e sta’ attento». Ti aspetto, lo sai, a quell’appuntamento con Rashid. Non ne hai mai mancato uno e non devi farlo nemmeno ora.

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