Questione di suole

Di Manes Enzo
15 Marzo 2007
Una passeggiata sulle Montagne Rocciose con le scarpe di gomma che s'infuocano. La prima Geox nasce così, ai piedi di un uomo che fin lì si occupava di vini

Chissà se quando avviò la sua impresa 11 anni fa venne preso sul serio dai colleghi e dai soliti esperti. Sulla carta pareva proprio un’avventura piena di incognite entrare in un mercato assai maturo come è quello della scarpa. Sulla carta, appunto. Perché in realtà le cose sono andate in modo assai diverso. E in modo molto positivo a giudicare dai risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
«Il successo internazionale di Geox si spiega con un passaggio chiave, strategico, cioè con l’affermazione di un nuovo tipo di capitalismo, da industriale a culturale. Abbiamo investito sulla tecnologia e su una cultura aziendale che muove da una verità che fa la differenza: lo starter iniziale è il cervello umano. Che è insostituibile. Altro che il computer, per nulla creativo. L’uomo, insomma, è ancora l’uomo. Solo attraverso le idee, l’originalità delle idee, è possibile lavorare poi sullo sviluppo di un business di grande respiro, su una storia imprenditoriale importante». Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, non parla per convincere l’intervistatore. Non dice quel che dice per mettere in luce quanto è stato bravo a costruire un’impresa che oggettivamente rappresenta un fiore all’occhiello del sistema Italia. Le sue riflessioni piuttosto sembrano tenere conto di una preoccupazione che va ben oltre il proprio orticello, una preoccupazione che riguarda le armi in mano delle imprese italiane per reggere l’urto della competizione. Per stare sul mercato da protagonisti. Mica è facile, naturalmente. Perché bisogna saper innovare per presentare prodotti innovativi e perciò competitivi. Come appunto è riuscito a fare Moretti Polegato. «Non potevamo certo affrontare seriamente il settore della scarpa, già più che saturo, con modelli generici, anonimi. Dovevamo provare a imporre una novità sostanziale, rivoluzionaria, che facesse per davvero la differenza. Così è stato con l’invenzione della tecnologia applicata alla scarpa che permette al piede di respirare».
La creatività ha portato a dar vita a una calzatura che alloggiasse una suola di gomma bucata al cui interno veniva collocata una speciale membrana. Speciale in quanto costituita da milioni di piccoli canaletti. Si rispondeva così all’annoso, fastidioso e insalubre problema della mancanza di traspirazione delle suole in gomma. Ecco allora la soluzione Geox. Che consiste nella combinazione di tre diversi elementi: una parte inferiore perforata (il battistrada), una parte superiore anch’essa forata (l’intersuola), infine un terzo elemento, posto tra il battistrada e l’intersuola, definito nel brevetto “membrana permeata al vapore ma impermeabile all’acqua”. La combinazione della membrana, caratterizzata da una porosità selettiva, con i fori praticati su battistrada e sottopiede, «permette di raggiungere il risultato della fuoriuscita del vapore, impedendo il passaggio dell’acqua», spiega il presidente.
Respirare con i piedi asciutti, questa la formula Geox. Questa tecnologia venne immediatamente brevettata ed è riconosciuta da cento paesi al mondo. «Geox non ha competitor. Nel mondo infatti non è possibile copiare il nostro sistema. Come sarebbe efficace e strategico che si riuscisse a trasferire questa cultura, vale a dire brevettare le idee, in molti settori. L’Italia, senza dubbio, sarebbe un paese più ricco. La fantasia certo non ci fa difetto, però non basta. Purtroppo in Italia permane una cultura diffusa che non crede nel brevetto. E questo deficit lo stiamo pagando salato. Come vi sono altri intoppi proprio di tipo culturale. Il piccolo e medio imprenditore deve aprirsi, riconoscere che gli mancano i denari sufficienti per fare sperimentazione della propria invenzione. Ecco, è necessario ripartire dall’università, dalla sperimentazione universitaria. In questo modo il progetto prende forma. Assume valore, anche superiore all’impresa stessa. È un circolo virtuoso che deve riavviarsi. Laddove diventa importantissimo investire sui giovani, sui loro talenti. Le idee innovative, che poi sono quelle che fanno la differenza, è più facile che vengano alla luce se la mente è allenata. Il cervello va allenato». In Geox ci si allena assai. Si investe molto nella formazione che coinvolge il capitale umano a più livelli. Dall’università vengono selezionati i migliori laureati che in azienda il mattino lavorano sulla teoria e il pomeriggio, guidati da tutor, ne partecipano della vita operativa. «Questo è un messaggio forte. Senza formazione non c’è innovazione e quindi anche la creatività avrebbe il fiato corto», distilla Moretti Polegato. Che, quasi dimenticavamo nella fretta di stare dietro al suo pensiero, rappresenta una delle case history più brillanti che viene dal Triveneto, terra che riesce sempre a stupirti. Lui proviene dal mondo vitivinicolo.

Galeotto fu il Nevada
E la storia racconta che durante un viaggio a Reno in Nevada – siamo negli Stati Uniti – per promuovere i vini di famiglia in una conferenza del settore, Mario Moretti Polegato decide di fare una passeggiata sulle Montagne Rocciose. Infastidito dal surriscaldamento dei piedi causato dalle scarpe con le suole in gomma che indossava, ha una sorta di moto di ribellione. Così, istintivamente, fòra entrambe le suole con un coltello. In questo modo trova una soluzione semplice ed efficace per far fuoriuscire il calore in eccesso dalle sue scarpe. Successivamente, Moretti Polegato svilupperà la sua intuizione nei laboratori di una piccola azienda calzaturiera di proprietà della famiglia, mettendo a punto una nuova tecnologia per le suole in gomma. La brevetta immediatamente e crea la prima “scarpa che respira”. Dopo aver proposto, senza successo, la sua invenzione ad affermate aziende calzaturiere e dopo aver superato una fase di test di mercato con una linea di calzature per bambino, Moretti Polegato inizia a produrre calzature a marchio Geox a livello industriale.
Il nome del marchio Geox nasce dalla fusione delle parole “geo” (terra in greco), ed “x”, lettera-elemento che simboleggia la tecnologia. Oggi i brevetti sono numerosi e il business si è allargato pure all’abbigliamento, comunque fedele all’intuizione originaria e cioè «che la creatività deve essere sempre la risposta a un’esigenza», fa il presidente. Che poi precisa: «L’imprenditore vero è colui che anticipa il mercato e non lo segue. Che sa prevedere e non si accontenta di vedere». Il mondo si è accorto che su questo Moretti Polegato ha costruito e alimentato la “sua” Geox. Un gruppo che oggi è quotato in borsa e che ha permesso agli azionisti di guadagnare assai. Che dispone di 140 punti vendita monomarca, terminali di un cuore creativo e innovativo che è tutto italiano. E che, pur compresso da mille impegni, trova il tempo per incontrare i giovani universitari. Lo motiva così: «Sono convinto che gli imprenditori dovrebbero spendere parte del loro tempo sull’educazione. È un’esperienza di vita straordinaria che poi ti aiuta a far meglio quello che fai. E per gli studenti si tratta di una grande opportunità, quella di venire a contatto con un aspetto fondamentale della realtà. Gli uomini, le idee, l’innovazione, il lavoro».

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