Motori

Di Morosini Nestore
15 Marzo 2007

Twingo non è più monovolume: è grande
Nell’aprile 1993 comparve sui mercati europei una city car destinata a far epoca e a rivoluzionare i concetti già esistenti. Renault Twingo per quattordici anni è stata ( e certamente lo sarà ancora) un grande successo, intaccato solo recentemente dalla comparsa della nuova Panda e delle tre cuginette, Citroën C1, Peugeot 107 e Toyota Ego. Cosicché alla Renault hanno pensato di correre al conttrattacco, mantenendo un nome che è una eccezionale garanzia ma, al tempo stesso, modificando la Twingo. Da carrozzeria monovolume la piccola Renault è passata a una flessibilità interna da monovolume: con quattro sedili regolabili e abbattibili singolarmente per poter privilegiare lo spazio dedicato ai passeggeri oppure ai bagagli. Così la nuova Twingo, più lunga di 17 centimetri, (è lunga 3,60 metri, larga 1,64, alta 1,47) ha un gioco cromatico che rende più vivibile il suo interno. La carrozzeria, per il momento, è solo a tre porte e la sua capacità di trasporto è limitata a quattro persone, che dispongono di uno spazio, in larghezza, ben distribuito. Il bagagliaio può essere di 230 o 285 litri, a seconda della posizione dei sedili, ma se si viaggia in due, entrambi sul lato sinistro della vettura, si possono trasportare oggetti lunghi 2 metri e 15.
Secondo tradizione, la Twingo è dotata di una miriade di piccoli vani, per appoggiare di tutto. Al centro della plancia si trova un cruscotto asimmetrico che contiene il contachilometri e le spie di controllo delle varie funzionalità. I propulsori della Twingo sono i tre 1.4 a benzina con potenze differenziate, rispettivamente, di 60, 75 e 100 cavalli, quest’ultima offerta sulla versione sportiva Gt dotata di turbo e con il contagiri, rotondo, con il bordo in alluminio e posizionato davanti al guidatore. L’unico motore diesel è l’1.5 litri dCi da 65 cavalli, già montato sulla Clio, che consuma poco più di 4 litri per 100 km ed emette 113 grammi al chilometro di anidride carbonica, valori di riferimento importanti per la scelta di un’auto da città in grado di accedere alle incentivazioni.
Il family feeling con la sorellona di nome Clio è piuttosto evidente. Cambiano le proporzioni, ma lo scudo che unisce il paraurti alla prima parte del cofano, il taglio degli occhi e la vista del montante di trequarti ne sono una prova concreta, segno che il design di Le Quement è partito da un concetto ben preciso: quello di avere la certezza di offrire sui mercati d’Europa una gamma di vetture grandi e piccole ben riconoscibili come Renault. La Twingo, per concludere, non doveva e non poteva essere troppo grande e nemmeno troppo versatile. Doveva costare poco, ma non troppo poco, e doveva emozionare puntando diritta al target giovane. Se l’amministratore delegato del gruppo Renault-Nissan, Carlos Ghosn, che di auto e numeri ne capisce, ha dato via libera al progetto, sa di certo che il mercato risponderà.

L’atelier in officina
Continua a Ginevra l’ormai classica tradizione degli appassionati committenti di esemplari esclusivi, che da sempre ha stimolato la creatività dei carrozzieri italiani e valorizzato i saloni internazionali dell’auto. In particolare Zagato, nato nel 1919, è oggi l’unico atelier capace di coniugare la storica esperienza d’officina con le più moderne tecnologie per lo sviluppo e la progettazione. In anteprima, Zagato ha presentato a Ginevra la Spyker, supercar da 495.000 euro, motore 12 cilindri Audi di 5000 cc, tipica vettura da atelier commissionata da Victor Mueller, un olandese che da collezionista è diventato costruttore. «Sono 25 gli esemplari costruiti – spiega Andrea Zagato, responsabile dell’atelier milanese – che riescono a prendersi tutte le libertà stilistiche che le vetture sportive di grandi serie non possono avere. Spyker è una vettura contemporanea, elegantissima ma aggressiva ed emozionale, con linee che richiamano la Lamborghini Rapotor del 1996».
Ma la Ginevra di Zagato non è solo Spyker. In occasione del centesimo anniversario del marchio Diatto, due collezionisti si sono rivolti a Zagato con l’aspirazione di richiamare la precedente collaborazione. Così Zagato ha riletto in chiave sportiva, nel 2007, l’aristocrazia di uno dei marchi più storici dell’automobilismo italiano: Diatto. Nato nel 1835 con un brevetto di ruota perfezionata, Diatto ha realizzato, nel 1905, la sua prima vettura e ha incrociato spesso la storia di Zagato. La carrozzeria della Granturismo Diatto, motore V8 di 4.600 cc elaborato Roush, è interamente in alluminio, un punto di forza di Zagato che ne fa un valore ovunque riconosciuto tra i collezionisti più esigenti. Il volume dei cofani è privo di tagli, a sottolineare la libertà che un approccio non industriale al prodotto ancora consente. Le linee sono morbide ma decise e descrivono dimensioni generose e allo stesso tempo compatte, caratteristiche delle più pure ammirate vetture sportive italiane.
[f.mor.]

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