La rosa dei Tempi
Il marchio di Lapo sulla moto di Vale
Purtroppo il 10 marzo in Qatar Valentino Rossi è arrivato solo secondo. Primo si è piazzato Stoner (Ducati). Diciamo “purtroppo” perché per Lapo Elkann, che seguiva la corsa dai box, era la prima gara in cui Valentino correva con il marchio Fiat sulla Yamaha. «A ogni sorpasso di Valentino, Lapo esulta come a un gol della Juventus», scriveva il Corriere della Sera il giorno dopo. Insomma, ci sono ragioni per credere che quel logo, dopo gli occhiali da 1.007 euri, sia la seconda grande trovata del Lapo versione doposbronza.
e dàgli Solo la moto con su il marchio Fiat ci mancava. Ma proprio non vogliamo dargli pace, al povero Lapo? Sì, forse è vero, stiamo esagerando. Però questa volta è stato il Corriere a cominciare. Il fatto è che all’inizio della gara l’ombrello che proteggeva Rossi dal sole è stato spezzato dal vento. E il Corriere scrive che Lapo avrebbe commentato: «Meglio l’ombrello che il resto». Bè, certo che con tutte le storie che ancora girano su quella nottataccia in compagnia di Donato Broco, detto Patrizia, non era il caso mettergli in bocca proprio l’ombrello.
Bellieni, un neonatologo che non fa il becchino
Il famoso neonatologo Carlo Bellieni ha scritto un libro per ricordare alle donne quanto possa essere bella la gravidanza, quando madre e figlio si incontrano prima ancora di guardarsi negli occhi. Consigli scientifici ed esperienze per vivere i nove mesi in serenità e per capire cosa vuol dire essere genitori di una nuova vita. Godersi la gravidanza (àncora) costa poco (12 euro) ma soprattutto non permette che le lettrici si stordiscano perdendosi fra pagine e pagine di tecniche scioglipancia zen.
vitale Il caso fiorentino del bambino dato per handicappato, quindi abortito alla 22esima settimana, poi tirato fuori vivo dal grembo della madre e infine morto, ha chiarito che la nostra è una cultura dove la gravidanza, al più, è una specie di tumore potenzialmente maligno da estirpare alla radice (dunque senza risparmiarne l’eventuale “strascico”, cioè l’essere sopravvissuto) non appena si permetta di deludere i desiderata di chi l’ha voluto e realizzato. Ecco, in una cultura così, qualche certezza non soggettiva non può che allungare la vita.
La Forleo al master con Blondet
L’11 maggio il gup milanese Clementina Forleo svolgerà una lezione dal titolo “Medio Oriente, guerriglia, terrorismo” nel contesto del master “Enrico Mattei in Medio Oriente” della facoltà di Scienze politiche dell’università di Teramo. Sul sito internet del master la Forleo è presentata come «il giudice della discussa e coraggiosa sentenza» (quella con cui mandò assolto un terrorista del gruppo al Ansar, stabilendo che chi pratica la lotta armata in Iraq non è un terrorista ma un partigiano).
complottista Subito sotto la notizia della Forleo il sito pubblica una recensione del libro Il linguaggio dell’Impero di Domenico Losurdo, docente del master: «Terrorismo, fondamentalismo, antiamericanismo, odio contro l’Occidente, complicità con l’islam e gli antisemiti. chiunque non sia con l’America è automaticamente nemico della pace e della civiltà». Fra le lezioni già svolte: Maurizio Blondet, “L’11 settembre: le ombre di un colpo di Stato”; Claudio Moffa, “11 settembre, guerra all’islam, Israele”. Prosit.
Michelle Nouri, la ragazza di Baghdad
Pubblicato da Rizzoli un mese fa è già arrivato alla seconda ristampa La ragazza di Baghdad, l’autobiografia di Michelle Raghdde Nouri, conduttrice televisiva e collaboratrice di Tempi. Figlia di padre iracheno e di madre cecoslovacca, Michelle racconta i primi 18 anni della sua vita, a cavallo fra la Baghdad di Saddam Hussein e la Cecoslovacchia del socialismo reale, da cui spiccò il volo all’indomani del suo diciottesimo compleanno scegliendosi per patria la terra di Dante.
cruda e reale Altro che ricchezze della multiculturalità e valori del dialogo fra civiltà, religioni e generazioni. Il libro della ragazza di Baghdad gronda il sangue, il sudore e le lacrime di chi ha vissuto sulla propria pelle raffinate crudeltà psicologiche e brutali violenze materiali (non solo belliche) all’incrocio fra due mondi e due parentadi. Quella di Michelle Nouri è la testimonianza di chi ha trovato nella bellezza e nella forza d’animo l’energia per sopravvivere ai tradimenti e spiccare il volo. Portandosi nella carne una ferita.
Il Portogallo che legifera nonostante il popolo
Il Parlamento portoghese ha approvato una nuova legge sull’aborto che ora attende solo di essere ratificata dal presidente della Repubblica. La norma, presentata dall’esecutivo guidato dal socialista José Socrates, vuole la depenalizzazione totale degli aborti praticati entro le prime 10 settimane dal concepimento e prevede solo la richiesta della madre. La legge attualmente in vigore, invece, consente l’aborto entro le prime 12 settimane, solo in casi eccezionali (feto malformato, pericolo di vita per la madre) e dopo autorizzazione medica.
golpista Capito i democratici? In febbraio hanno premuto perché il popolo si esprimesse con un referendum affinché fosse chiaro che tutti i portoghesi non vedevano l’ora di abortire. Poi, siccome non hanno raggiunto il quorum, hanno accusato la Chiesa cattolica di aver remato contro la maggioranza e se ne sono sbattuti di quel che il popolo diceva. Legalizzeranno l’aborto e ci faranno pure l’ennesima morale sul fatto che la gente non è ancora matura per comprendere le loro battaglie di civiltà. Begli stronzi.
Flannery O’Connor dietro le quinte
“L’ultima parola è dei pavoni” è una pièce teatrale che parte dalla corrispondenza che Flannery O’Connor teneva con una lettrice che si firmava solo A. Attraverso questo fitto epistolario, a teatro prende forma la vita dell’autrice e quella della stessa A., in un rapporto che segna e cambia entrambe fin nella visione della morte, che non è più l’ultima parola sull’esistenza. La pièce ha vinto il 31esimo premio Flaiano Drammaturgia under 35. Al Teatro Sala 1, Roma, fino al 18 marzo.
sorpresa Non tutto il male viene dalla scuola di scrittura Holden di Torino, diretta da Alessandro Baricco. In origine, infatti, il testo era il saggio finale di diploma di un’allieva dell’istituto, Maria Francesca De Stefanis. Poi, per il modo chiaro con cui il saggio descriveva la O’Connor, nel suo non arrendersi di fronte alla malattia che le devastava il corpo, si è deciso di asciugare il testo fino a farlo diventare un dramma teatrale. Per far capire agli spettatori la visionaria fantasia e la grande fede della scrittrice, che le facevano compagnia nella sua solitudine.
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