Quel magico mondo di Narnia dà più spessore al nostro

Di Valenti Annalena
15 Marzo 2007

Nella scuola materna di mio figlio leggono Le cronache di Narnia di C.S.Lewis. Le creative maestre hanno portato i bambini a vedere la grande casa che ospita la scuola: le scalinate, lo studio del rettore che sembrava proprio quello del professore, e poi l’armadio pieno di pellicce dietro cui si apre il mondo di Narnia, tanto che quell’auletta in cui è stato ricavato non sembra più lei: «È bellissimo, è bianco di neve, è freddissimo lì. Io non ci sono ancora entrato ma domani finalmente. chissà cosa c’è! Là lontano stavo per vedere la strega bianca. Vorrei tanto andare davvero nel paese di Narnia! Il parco del Guastalla è bellissimo, peccato che non c’è la neve se no sembrava Narnia». Parole di bambino entrato in quel mondo incantato che, come scrive lo stesso Lewis «suscita in lui il desiderio di qualcosa che non sa: lo smuove e lo inquieta, arricchendolo per tutta la vita con l’intuizione di qualcosa che va al di là di sé e che, lungi dal fare apparire monotono o più vuoto il mondo reale, gli conferisce nuovo spessore».

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