Su laicità e fede si può recuperare uno spirito e un’ironia da neofiti?
è stato curioso notare che alla recente presentazione dell’ultimo libro del cardinale Angelo Scola (Una nuova laicità, Marsilio) le più severe obiezioni alle tesi del patriarca di Venezia siano venute dal «non ateo» – così si è autodefinito – Gian Enrico Rusconi, mentre le più acute osservazioni siano state espresse dall’ateo Giuliano Ferrara. è stato insolito anche perché, come gli ha ricordato lo stesso patriarca («e poi tu queste cose le sai Gian Enrico, le abbiamo studiate assieme con Bontadini…»), Rusconi ha una formazione cattolica, mentre Ferrara è venuto grande a vodka e Pravda. è stato singolare sentire obiettare dal professore che alcune tesi contenute nel volume non possono essere condivise perché «portano inevitabilmente in risalto le differenze. Noi non sappiamo cos’è l’uomo, ma sappiamo che è cittadino. L’unico modo per tenere assieme, oggi, nella nostra società, posizioni altrimenti inconciliabili è il richiamo alla cittadinanza, alle procedure. Dio è un problema troppo grande per inficiarlo con le nostre bazzecole». è stato sorprendente sentire Ferrara affermare che «Ratzinger e la Chiesa non fanno esercizio di dogmatica. La Chiesa mantiene i suoi dogmi, e ci mancherebbe, ma non è dogmatica. Lo è molto di più l’intellettuale secolarizzato che incensa le norme e le costituzioni, non tenendo conto che le procedure non formano, non educano, generano solo un vuoto. La libertà di coscienza non può essere vuota, va annaffiata, deve costituirsi come un pieno. La libertà è per la verità. Per cui occorre interrogarsi su quello che affermano i pensatori cristiani perché ci mettono di fronte alla realtà». Anche un non credente, ha detto il direttore del Foglio, deve chiedere che un discorso di fede si esplichi «dentro la sfera pubblica».
Il problema della laicità, oggi, è quello evocato da Ferrara e ben spiegato dall’opera di Scola. La religione del Dio fuori dalla sfera pubblica o del Dio dentro l’agone di una religione civile è solo un’alternativa tra procedure. Invece bisognerebbe porsi seriamente la domanda se è ancora possibile seguire la normale curiosità che suscita la vita. Ferrara non è un teocon, un ateo devoto, un liberale crociano della religione civile. è un laico che ragiona sui fatti intelligenti e utili che colpiscono la sua umanità. Il problema, oggi, della discussione sulla laicità è che ci si sofferma pigramente nel definire gli ambiti di competenza della fede e della ragione, avendo però smesso di chiedersi cosa siano e l’una e l’altra, e soprattutto avendo smesso di interrogarsi sulla realtà delle cose che stanno sotto il cielo e sopra la terra. Bisognerebbe, bisogna – Benedetto XVI ha iniziato da tempo – ricominciare a ragionare così. Bisognerebbe, bisogna – il direttore del Foglio lo dimostra da qualche lustro – recuperare nei confronti della fede (vale soprattutto per i cattolici) uno spirito e un’ironia da neofiti. Non c’è niente di più irrazionale che dare le cose per scontate, presumere di conoscerle già in base a certi precetti, smettere di domandare. Come diceva Julien Green, lo scrittore omosessuale protestante convertitosi al cattolicesimo, «finché si è inquieti, si può stare tranquilli».
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