I primi onesti 50 anni

Di Rodolfo Casadei
22 Marzo 2007
«Dignità, diritti umani, democrazia, welfare. Ecco i successi sui quali l'Unione deve ridare vita al processo di integrazione». Parla il presidente del Parlamento europeo

Hans-Gert Pöttering è, dal 16 gennaio scorso, il nuovo presidente del Parlamento europeo. È succeduto al socialista Enrique Baron Crespo. Democristiano tedesco della Bassa Sassonia (Cdu) ed ex presidente del gruppo parlamentare del Partito popolare europeo (Ppe), Pöttering è deputato europeo ininterrottamente dal 1979. Nel 2004 è stato nominato “deputato europeo dell’anno” dal giornale European Voice. Sarà lui a firmare la Dichiarazione di Berlino il 25 marzo prossimo come rappresentante ufficiale del Parlamento europeo.
Presidente Pöttering, fra pochi giorni l’Europa si riunisce a Berlino per celebrare i cinquant’anni dei Trattati di Roma e per sottoscrivere una dichiarazione che dovrebbe rappresentare il punto di ripartenza del processo di integrazione dopo la bocciatura del Trattato costituzionale europeo. Cosa si aspetta da questa dichiarazione?
Mi aspetto che descriva i successi ottenuti in questi cinquant’anni, avendo presente che il più grande successo è il nostro sistema di valori. Quando negli anni Ottanta Grecia, Spagna e Portogallo sono entrati nell’Unione Europea, ciò è avvenuto grazie alla scomparsa dei regimi dittatoriali che li reggevano. E quando fra il 2004 e il 2006 sono entrati otto paesi dell’Europa centrale e poi Romania e Bulgaria, ciò è avvenuto grazie al precedente crollo del comunismo. Tutto questo non sarebbe avvenuto se l’Unione Europea non fosse apparsa come un sistema fondato su valori. Che sono la dignità dell’essere umano, i diritti umani, la nostra democrazia, il nostro ordine legale e naturalmente il nostro sistema di mercato sociale. Vorrei vedere questi valori menzionati nella Dichiarazione di Berlino. Che sarà firmata insieme dai capi di Stato e di governo, dal Parlamento europeo e dalla Commissione: davvero una grossa opportunità per dare un forte segnale che c’è una volontà politica comune di costruire insieme l’Europa del futuro.
Tuttavia non possiamo nasconderci che oggi l’integrazione europea non è una causa così popolare come qualche anno fa. Molti denunciano un deficit di democrazia e un eccesso di tecnocrazia.
La verità è che sulla questione della democrazia l’Unione Europea ha gli stessi problemi che hanno gli stati nazionali. Una delle mie priorità sarà di migliorare le relazioni coi parlamenti nazionali, perché non siamo i loro concorrenti; andiamo nella stessa direzione, abbiamo lo stesso scopo e la stessa ambizione: salvaguardare i nostri cittadini, che contemporaneamente hanno una nazionalità e sono cittadini dell’Unione Europea. E non ci stanchiamo di dire che l’Unione Europea non è semplicemente un’alleanza di interessi economici, ma una comunità di valori che sono, come dicevo prima, la dignità umana, la democrazia, lo Stato di diritto, la solidarietà e la tolleranza. Siamo un’associazione di stati storicamente senza paragoni, siamo quasi 500 milioni di persone di 27 paesi diversi che condividono gli stessi valori e che possono vantare successi come la creazione del mercato interno, che pure va completato, l’introduzione dell’euro, la libera circolazione delle persone.
Qual è il suo punto di vista sul Trattato costituzionale europeo?
La sostanza del Trattato costituzionale deve diventare realtà. La sostanza consiste nelle riforme indispensabili per il funzionamento dell’Unione a 27 e nell’affermazione dei valori comuni. Possiamo cambiargli nome e renderlo più snello, ma dobbiamo conservare la parte uno, che contiene le riforme, e la parte due, che contiene i valori, perché senza valori nel lungo periodo l’Unione non può durare. Poi siamo molto decisi nel non volere che cambi il processo decisionale. Se qualche paese nel Consiglio vorrà modificare le regole del processo decisionale, ci sarà un’opposizione molto forte da parte del Parlamento europeo, oltre che della maggior parte degli stati membri.
Lei parla molto di valori, ma il Trattato costituzionale evitava di citare le radici cristiane dell’Europa, che sono la base dei valori europei.
I valori cristiani sono una componente fondamentale dell’identità europea. L’eredità cristiana ha avuto un’influenza decisiva sulla storia del nostro continente. Anche se le realtà politiche cambiano costantemente, i valori europei di fondo sono molto solidi. L’Unione deve essere flessibile per adattarsi al futuro, ma deve conservare i valori europei che ha ereditato, compresi i valori cristiani. Il modo migliore di farlo è dare loro una dimensione vincolante. La Carta dei diritti fondamentali serve a questo, e deve diventare una parte integrante dei trattati della Ue, come stabiliva il Trattato costituzionale. In questo modo i diritti umani, la tolleranza, la sussidiarietà e la solidarietà diventeranno fondamenta vincolanti della nostra comunità. La Carta dei diritti fondamentali afferma solennemente la dignità umana e il diritto all’integrità della persona. Contiene speciali misure per la protezione della famiglia, dei bambini e degli anziani.

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