Il Corona che consola noi uomini qualunque

Me ne vado fuori Italia per qualche tempo (non temete, continuerò a infastidirvi comunque col mio petulante cinismo) e porto con me momenti, ricordi, immagini, storie che mi rammentino quant’è incredibile il posto dove Dio mi ha permesso di vivere. Penso a Corona e alla sua agenzia di foto e quant’altro. Penso ai (sedicenti) vip che pagavano fior di quattrini per non vedersi pubblicati mentre venivano palpeggiati o palpeggiavano la mora, il moro o il moro-mora di turno. Penso a Zamparini che dà dello “zingarello” a Mutu, penso al fatto che Totti torna in nazionale a settembre (come Gina Lollobrigida) e questo ci rende tutti più felici, penso al povero portavoce di Prodi ricoverato d’urgenza con le coliche (eh già, non poteva che finire così, poverino, con il posto che occupa).
Penso a Clemente Mastella che ce l’ha con Michele Santoro e penso che vorrei farmi intervistare anch’io da Fazio o dalla Dandini e sentirmi un padreterno con la gente che ride e applaude a ogni minchiata che dico. Invece sono un tale qualunque di cinquant’anni che s’annoia molto e si chiede dove stia la differenza tra questa Italia e quella di prima. Mi sembra uguale. Beh, no, Massimo Moratti che fa il gesto dell’ombrello è uno spettacolo e pure la rissa di Valencia non è stata male. Ragazzi, sai che palle se non ci fosse l’Inter.

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