Nostre corrispondenze
Sequestrano il Lego agli alunni finché non diventano bravi socialisti
usa Sequestro delle costruzioni Lego per alcuni mesi, fino a quando i bambini non si sono convinti che la proprietà pubblica della casa è meglio della proprietà privata. È accaduto all’Hilltop Children’s Center di Seattle, una scuola materna privata della capitale dell’Oregon. Secondo quanto hanno raccontato due insegnanti della scuola in un articolo apparso sulla rivista pedagogica Rethinking Schools, il Lego è stato riportato nelle classi dopo che i bambini hanno accettato di fare propri alcuni princìpi guida trasmessi loro dagli insegnanti, compresi quelli che «tutte le strutture sono strutture pubbliche» e che «tutte le strutture devono essere della stessa misura». Al termine dell’indottrinamento i bambini avrebbero fatto proprio il messaggio, come dimostrerebbero loro commenti citati sulla rivista: «Una casa è una cosa buona perché è comunitaria», «dovremmo avere case tutte uguali» e «è importante avere la stessa quantità di potere sulla propria casa che hanno le altre persone».
E Westminster (senza dibattito) impone ai cristiani le adozioni gay
regno unito Sono state approvate la settimana scorsa senza dibattito parlamentare e con un dibattito brevissimo alla Camera dei Lord le Sexual Orientation Regulations (Sor), l’insieme di norme annesse all’Equality Act destinate a combattere le discriminazioni su base sessuale nel Regno Unito. In base alla legge sarà vietato agli enti cristiani rifiutare l’adozione di orfani a coppie omosessuali e insegnare nelle scuole cristiane che le pratiche omosessuali costituiscono peccato. Ha protestato il cardinale Cormac
O’Connor, primate della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles: «È sicuramente un abuso della democrazia parlamentare che questi regolamenti siano esaminati solo attraverso un incontro affrettatamente organizzato e molto rapido di sedici parlamentari incaricati, e un breve dibattito alla Camera dei Lord».
Processo in arabo e niente avvocato. Due “adultere” condannate a morte
sudan Due donne sudanesi sono state recentemente condannate a morte per lapidazione perché ritenute colpevoli di adulterio dopo un processo che hanno dovuto affrontare senza avvocato e che si è svolto in lingua araba senza interprete benché le due donne fossero di etnia africana e non parlassero l’arabo come prima lingua. È accaduto fra febbraio e marzo nello stato centrale di al Gezira. Nel caso di una delle due donne l’uomo accusato di aver compiuto l’adulterio con lei è stato assolto per insufficienza di prove. Due anni fa nel Darfur una sentenza analoga era stata commutata nell’infliggimento di un certo numero di frustate dopo una campagna di attivisti per i diritti umani.
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