Chi ha paura dei rifiuti?

Di Togni Paolo
05 Aprile 2007

Il problema dello smaltimento dei rifiuti è grave in tutta Italia. Alcune regioni stanno peggio di altre, tanto che in esse vige lo stato di emergenza: in Sicilia la gestione commissariale, nelle persone del presidente Cuffaro e del suo braccio destro avvocato Crosta, ha cominciato a preparare una soluzione strutturale, redigendo un piano regionale che, giustamente e correttamente, prevedeva la combustione come metodo principale di smaltimento.
è stata bandita una gara internazionale per la realizzazione dei quattro impianti previsti, sono state stipulate convenzioni con i vincitori, e nell’inerzia dell’assessorato all’Ambiente della Regione, secondo norma, i ministeri competenti hanno rilasciato le autorizzazioni ambientali. Poi si è insediato all’ambiente il vetero ambientalista Pecoraro Scanio, che odia le fiamme dei termovalorizzatori più di quelle dell’inferno (delle quali, da buon laico irriducibile, si beffa), e che odia ancor di più le procedure autorizzative che non riesce a gestire.
Il neo ministro riferisce la vicenda in Senato travisando i fatti (e incassa una querela attualmente all’esame del tribunale dei Ministri, col n. 8/2006); poi si dà da fare per trovare lo spiraglio che gli consenta di ritirare le autorizzazioni; trova infine il supporto di un direttore generale (lo stesso inquisito per aver rilasciato autorizzazioni irregolari al rigassificatore di Brindisi, l’ingegner Bruno Agricola) che lo supporta nell’impresa con dichiarazioni per le quali dovrà rispondere in varie sedi. Vengono emessi i provvedimenti di sospensione delle autorizzazioni, scritti, all’insegna dell’ignoranza delle norme e del loro disprezzo, e gli interessati ricorrono al Tar per richiederne l’annullamento. Con una decisione non usuale, che viene assunta solo di fronte ad una granitica presunzione di nullità degli atti, il Presidente del Tar, inaudita altera parte, cioè senza neanche interpellare il ministero, sospende l’efficacia dei provvedimenti, in attesa del loro annullamento. Che lo staff del ministro dell’Ambiente non sia in grado di scrivere provvedimenti validi lo sapevamo; che questo al ministro non interessi lo prova anche la vicenda riferita; che ci siano ancora dei giudici a Berlino (e a Roma) è un’importante conferma, della quale aspettiamo il seguito quando la magistratura avrà assunto le decisioni opportune.

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