La vacuità di un ministero che parla di scuola come un neoilluminista e poi combatte ogni riforma
Quando nel novembre 2005 un gruppo di intellettuali ed esperti, in risposta a una sollecitazione di Comunione e Liberazione, sottoscrisse un Appello per l’educazione, esso raccolse dai mass media un’attenzione frettolosa, omaggio passeggero a un’innocente mania dei discepoli di don Luigi Giussani. Ma ogni giorno degli ultimi due anni ci ha portato la sua pena: alunni, docenti, genitori sono stati protagonisti di storie di mal di scuola, straniamento e insensatezza. L’anno scolastico 2006-07 sarà ricordato come l’anno dell’esplosione dell’emergenza educativa. Essa significa che le tre o quattro generazioni precedenti a quella giovane non sono più capaci di proporle una tavola di valori e che le istituzioni educative ereditate dagli ultimi due secoli di storia occidentale non sono più in grado di trasmettere tavole di competenze.
Non è faccenda solo italiana, come ha documentato un seminario dell’Unesco nel 2003. È diventato difficile “imparare a vivere” per i nostri ragazzi, affascinati dal mondo nuovo e terribile che li assale da ogni lato e di-
sarmati nella solitudine in cui gli adulti li abbandonano. Questo è lo sfondo drammatico su cui si è mosso il recente convegno ministeriale dedicato all’elaborazione di nuove indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo. Fioroni, Morin, Ceruti si sono cimentati ambiziosamente con le categorie fondative: persona, conoscenze, competenze, soglia di cittadinanza, nuovo umanesimo, globalismo. Nel linguaggio della soteriologia neoilluminista di Edgar Morin la posta in gioco dell’educazione è la salvezza del genere umano. Confesso di nutrire aspettative più modeste. Basterebbe che la politica non fosse ridotta a difendere l’intreccio di ideologia gentiliana e corporativismo che costituisce il blocco storico conservatore, al quale interessa solo salvare posti di lavoro in sovrappiù, insegnamenti obsoleti, poteri sindacali di veto. Bisogna cambiare radicalmente la formazione e il reclutamento dei docenti, visto che nessuno degli 819 mila insegnanti è mai stato finora preparato al suo compito. Se il grande apparato ideologico di Stato che si chiama ministero dell’Istruzione non sarà scomposto e ricostruito da una paziente azione di bricolage riformatore che parta da famiglia, società civile, territorio socio-economico e comunità politiche locali, il neoumanesimo finirà per fare da copertura ideologica allo status quo. È già accaduto altre volte.
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