Nell’ombra di un dipinto amato per vent’anni gli occhi di un figlio che nemmeno era nato
C’era una volta una ragazza che un giorno, di passaggio da Roma, entrò per caso nella chiesa di San Luigi dei Francesi, dietro a piazza Navona. Non per pregare, giacché non ne aveva l’abitudine; forse semplicemente per trovare un po’ d’ombra nella gran luce dell’estate di Roma. Entrata, si accorse di un continuo fluire di turisti verso una cappella laterale, in fondo a sinistra, e siccome era curiosa li seguì. Si trovò così di colpo, ignara e ignorante, di fronte a un Caravaggio. La vocazione di Levi. Illuminato da una luce azionata dagli spiccioli dei turisti, quando una comitiva se ne andava il Caravaggio ricadeva nel buio. La ragazza aspettò un momento di quiete e infilò tutte le monete che aveva nella macchinetta. Il Caravaggio era bello da caderci davanti in ginocchio. Ma soprattutto le incuteva una confusa eppure tagliente nostalgia. Di cosa? Lei non avrebbe saputo, allora, rispondere.
Passarono gli anni, e ogni volta che tornava a Roma la ragazza, ormai donna, passava da San Luigi dei Francesi e con l’andatura certa di chi conosce la strada andava dal suo Caravaggio. Non ne aveva letto niente, non voleva studiarlo. Andava a guardarlo, come si va a trovare una persona. Amava di più, passando il tempo, il gesto della mano di Cristo, tesa nella perentorietà della elezione; e il raggio della luce, a sezionare le tenebre; e il capo chino sulle povere monete del giovane gabelliere sconfitto che nemmeno alza gli occhi su Cristo (il solo, attorno a quel tavolo, disperato. Tanto che la visitatrice si chiese se il gesto di Gesù non additava lui, il figliol prodigo, il perduto davvero, piuttosto che il maestoso bel vecchio che pare chiedere stupito: dici a me?). E nella memoria della donna Matteo, il prescelto, diventò il giocatore disperato, il negletto, quello che non alzava gli occhi.
Ma nella penombra della chiesa la visitatrice non aveva mai avuto modo di distinguerne i lineamenti. Solo oggi, in una grande riproduzione, li ha visti. Con un sussulto del cuore, perché quel ragazzo di Caravaggio ha gli occhi, i capelli, soprattutto lo sguardo, di un suo figlio. E certo può essere per caso che un giovane di cinquecento anni fa somigli a uno del 2007. Più strano scoprire, in fondo all’ombra di un dipinto amato e visitato per vent’anni, gli occhi di un figlio che nemmeno era nato, la prima volta che sei entrata a San Luigi dei Francesi. Non conoscevi suo padre, nemmeno immaginavi di volere essere madre. Ma nel buio di un quadro che t’aveva incantato, c’erano gli occhi del figlio che avresti avuto. Che un po’assomigliano ai tuoi, al tuo sguardo – non ti aspetti niente, eppure, come neanche alzando lo sguardo, speri. Il caso, forse. O forse diciamo caso i frammenti spezzati di un disegno che non osiamo più chiamare col suo nome.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!