La politica? Roba da cimici

Di Nouri Michelle
12 Aprile 2007
Moggi fa la vittima per niente, i tg italiani fanno troppo spettacolo. Il direttore di Tgcom "piccona" colleghi e false inchieste. Come quella sugli spioni Telecom e quella sull'Umberto I, «uno scandalo che non è uno scandalo»

Ha lavorato praticamente su tutti i tipi di media. Un po’ per fortuna – «finora mi sono sempre trovato nel posto che mi piaceva di più al momento giusto» – un po’ per la continua voglia di sperimentare. Paolo Liguori, oggi a capo di Tgcom, la più importante testata multimediale online italiana, ha alle spalle un esordio sulla stampa con Indro Montanelli e un paio d’anni alla direzione del Sabato, quando il direttore di Tempi Luigi Amicone era un semplice redattore. «Era simpatico come lo è adesso. Uno scombinato, molto genuino e spontaneo. Tutto il contrario di uno che avresti pensato a fare il fondatore, l’organizzatore e il direttore di un settimanale».
Direttore, lei ha lavorato su carta stampata, tv, internet. Qual è l’esperienza che ha trovato più congeniale?
L’esperienza più congeniale è sempre l’ultima. Di volta in volta la più congeniale era quella che facevo. La curiosità mi ha spinto a provarle tutte, questo è vero. Però ho anche avuto la fortuna di poter scegliere le cose giuste nei momenti giusti. Quando ho fatto il giornalista in un quotidiano ho avuto la fortuna di farlo con Montanelli. Poi mi hanno proposto di fare il direttore di settimanale e Il Sabato è stata un’esperienza importantissima per la mia formazione. Quando ho fatto il direttore di Tg è stato nel momento più importante della televisione privata. Oggi invece mi trovo in questo snodo del multimediale perché penso sia il futuro della comunicazione.
Quali frontiere giornalistiche e tecnologiche vuole conquistare con Tgcom?
Con Tgcom sto sperimentando un sistema misto che unisce il modo di comunicare di internet a quello della televisione. Poi sto lavorando al progetto di fornire il servizio informativo su più piattaforme contemporaneamente. Il modo tradizionale di lavorare, specializzato per piattaforme, è vecchio come concezione: se stai in tv ti vede solo chi accende la tv, invece quando io sto su tutte le piattaforme contemporaneamente, da internet al telefonino, il mio pubblico è un mio cliente per tutto il giorno.
Qual è il telegiornale italiano più efficace?
Il Tg5, che si è creato un pubblico nuovo ed esclusivo ricavandolo dal pubblico unitario che esisteva fino ad allora e guardava “il” telegiornale, quello del Tg1. Tutti gli altri telegiornali non hanno un pubblico esclusivo: chi guarda Studio Aperto o Fede, non guarda solo Studio Aperto o Fede, deve passare per forza dal crocevia del Tg1 o del Tg5, i due telegiornali principali della giornata. Il Tg5 è entrato e ha diviso il pubblico. Il pubblico più anziano e tradizionale guarda il Tg1, il pubblico più giovane e dinamico il Tg5.
Che cosa non va nei telegiornali italiani?
Assomigliano troppo a dei programmi. Invece i telegiornali dovrebbero essere pensati come una fascia di informazione diretta al pubblico efficace e sintetica. Invece in Italia esistono o sono esistiti il telegiornale di Giordano, il telegiornale di Fede, il telegiornale di Mentana. sono delle forme di spettacolo, non sono dei telegiornali allo stato puro.
Ma forse è il pubblico che chiede lo spettacolino.
Sì, è così. Se tu fai un telegiornale su Italia Uno che sia normale informazione, fa meno spettatori. Se lo fai più simile ai difetti del pubblico di Italia Uno, allora diventano di più. Ma quello che conta è l’informazione che hai dato, non il punto in più di audience che fai.
Fino a qualche anno fa la si trovava in tv a dibattere di politica, oggi discute quasi sempre di sport. Perché questo riflusso?
Il riflusso non è mio, è della politica. È la politica che si è resa meno interessante del calcio.
C’è stata Calciopoli e tutti si sono strappati le vesti per lo scandalo, ma Moggi e Biscardi continuano a spopolare in tivù. Come mai?
Spopolare? Quando Moggi va nelle trasmissioni fa calare l’ascolto. E Biscardi è confinato in una tv quasi invisibile. Però Biscardi è stato penalizzato eccessivamente, soltanto perché telefonava a Moggi. Moggi invece fa la vittima ma non è vittima di nulla. È multimilionario, è solo uscito dal calcio, non dalla vita. Non è finito in carcere e non è stato estromesso dalla società civile. Gli basterebbe fare come fanno gli altri 56 milioni di italiani, cioè fare una vita normale anche senza fare il dirigente di calcio, e starebbe benissimo. Chiedere a uno di allontanarsi dal mondo del calcio perché è stato scoperto a barare non significa ucciderlo. Semplicemente non si gioca più con lui perché imbroglia.
Mastella ha abbandonato la trasmissione di Michele Santoro accusando il conduttore di faziosità e di volergli far fare la figura dello stupido. Santoro gli ha dato dell’arrogante. Chi aveva ragione dei due?
Nella sostanza dello scontro, aveva ragione Mastella. Ma riguardo al fatto di andarsene, Mastella ha avuto torto per due motivi. Il primo è che doveva saperlo prima com’è la trasmissione di Santoro. Il secondo è che se pensi che il conduttore si sta comportando in modo arrogante non gli alimenti lo spettacolo. Se vai a una trasmissione e ti accorgi di essere finito in una trappola, ti vendichi tacendo. È l’unico modo per penalizzare veramente uno che non ti sta simpatico.
Da giovane giornalista è diventato famoso per un’inchiesta sugli scandali della ricostruzione del dopo terremoto in Irpinia. Oggi qual è l’inchiesta che manca, quella che Paolo Liguori vorrebbe fare?
Oggi c’è un problema opposto. Vorrei fare sparire delle inchieste che non sono vere inchieste, che non scoprono nulla. La grande inchiesta sul Policlinico di Roma è la tipica inchiesta su uno scandalo che poi si scopre che non è uno scandalo. Oppure la grande inchiesta sulle intercettazioni telefoniche, che non è una grande inchiesta ma una battaglia politica condotta con colpi legittimi e illegittimi. Preferirei che oggi ci fossero meno finte inchieste in giro. Ce sono troppe e inutili.

michelle.nouri@infinito.it

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