Realismo e visione del futuro. Così si vince la sfida dell’integrazione nelle nostre strade

Di Cominelli Giovanni
19 Aprile 2007

Le grandi città del paese stanno diventando dei micro-mondi, nei quali tendono a radicarsi irreversibilmente decine di etnie, sempre più agglomerate in soggetti visibili, culturalmente autoconsapevoli. A Milano sono più di 90. Gli scenari di Huntington di profonde linee di faglia tra otto grandi blocchi di civiltà sembrano d’improvviso prendere corpo nei nostri quartieri. Né l’elogio improvvisato della legalità astratta né il vociare scomposto della retorica multiculturale da quartieri alti aiuteranno a governare la città multietnica.
Occorre dispiegare, per un verso, uno sguardo realistico sulla condizione presente e, per l’altro, una visione da porre a fondamento della difesa della legalità. Realismo: nelle nostre città sono già entrate in lotta diverse e spesso opposte tavole di valori relative alla persona, alla libertà, ai diritti degli uomini e delle donne. E poiché non esiste un’autorità suprema mondiale in grado di farsi valere, è qui e ora che ciascuna tavola di valori combatte: non è una scelta, è un fatto che accade già. Le rappresentazioni ireniche sono false. Qui in Europa, qui in Italia, qui a Milano, Torino, Padova etc. siamo chiamati a una lotta culturale per conquistare il consenso alla nostra tavola di valori e a una lotta politica per difendere gli istituti giuridici e statuali che la rispecchiano. Visione: questa tavola viene da lontano, è il deposito di un paio di millenni, nel corso dei quali le generazioni di questa parte del mondo hanno sviluppato un lungo e sanguinoso processo di apprendimento. Dalla Costituzione americana di Filadelfia del 1787, alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino di Parigi del 1789, alla Dichiarazione universale dei diritti umani di New York del 1948, passando per conflitti di nazioni, nazifascismo e comunismo, questa è la visione che la storia ci consegna. Non i “diritti dei popoli” della Dichiarazione di Algeri del 4 luglio 1976. No! I diritti di ogni persona umana. La fedeltà a questo lascito non negoziabile, protetto da corrispondenti istituti giuridici e statuali, è la condizione per l’integrazione di altre culture qui in Europa. Ogni cedimento nel nome di un irenismo a fine di quieto vivere apre la strada a tragedie più grandi. Realismo, visione e virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Serviranno per risolvere i problemi di Chinatown, del Lambrate-stan, del Corvetto-stan etc. A Milano e altrove.

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