Aria nuova tra i banchi

Di Persico Roberto
19 Aprile 2007
Le Consulte dell'era Berlinguer tra monotona egemonia della sinistra e creatività controcorrente, che nasce dai ragazzi e conquista le città. Non tutti studiano da bulli

La notizia, poche righe a pagina 17 (Corriere della Sera, 3 aprile), è di quelle che possono far sorridere e che pure ha suscitato polemiche, quanto meno in città: la Consulta provinciale degli studenti di Torino non darà contributi al prossimo Festival del cinema gay, come aveva fatto invece negli anni precedenti, un importo tra i 2.000 e i 2.500 euro. Una curiosità, a prima vista. Un fatto che ha visto contrapposti i ragazzi di Azione Studentesca (i giovani di An) e i rappresentanti della Sinistra giovanile (Fgci e Uds) e che ha riportato ancora una volta l’attenzione dei media sul mondo studentesco e sul ruolo che hanno al suo interno le consulte degli studenti.
Per i non addetti ai lavori, le consulte sono un organismo di rappresentanza inventato una decina di anni fa dal ministro Luigi Berlinguer. Scopo dichiarato, favorire il protagonismo degli studenti; obiettivo reale, costruire una cinghia di trasmissione tra il ministero e la base, una rete di controllo del consenso, prevedibilmente egemonizzata dagli studenti di sinistra, che tradizionalmente sono i più organizzati (e i più appoggiati dalle organizzazioni adulte) nella scuola, i più capaci di dar voce all’aria che tira. E per far le cose sul serio, le consulte sono state dotate anche di un certo budget, da spendere per organizzare e sostenere “iniziative culturali” di vario genere dirette a educare il popolo; il più gettonato, la “giornata dell’arte”, che quasi ovunque si risolve in rock e spinelli a volontà. Progetto ben congegnato, ma che ha dovuto fare i conti con la dura realtà. Fatta di qualche manipolo di studenti che non si è lasciato omologare, e che ha lottato duramente per affermare che compito delle consulte non è usare i denari pubblici, cioè di tutti, per organizzare iniziative proprie, inevitabilmente espressione del volere della maggioranza, cioè di una parte; bensì, secondo il principio di sussidiarietà, utilizzare i denari di tutti per sostenere e valorizzare le iniziative che liberamente nascono dal basso e che possono essere utili e interessanti per tutti.
«Quando sono arrivato nella Consulta – racconta Filippo di Ferrara – mi son trovato coinvolto in un meccanismo molto schematico e burocratizzato»: non si fa altro che approvare le solite iniziative, proposte dal docente referente. Ma Filippo non ci sta, comincia a dire che la Consulta non è un parlamentino dove decidere a maggioranza di fare gli interessi di una parte (la più forte numericamente), ma uno strumento per valorizzare quel che interessa a ciascuno. Così quando si tratta di organizzare la solita giornata dell’ arte – tanto cara alla professoressa – Filippo e altri ragazzi fanno circolare un questionario fra tutti gli studenti per raccogliere i loro interessi. Così anziché il solito concerto rock al parco con quattro gatti e fumatina finale vien fuori una festa per tutta la città, in pieno centro, dove qualcuno espone quadri e altri mettono in scena un pezzo teatrale, davanti a centinaia di ragazzi e di adulti. L’anno successivo si aggiungono gli studenti dell’Istituto alberghiero, che confezionano sotto gli occhi dei passanti meravigliose sculture di frutta fresca. Con tanto successo che una responsabile della Croce Rossa che passa e li vede chiede loro di preparare la cena sociale dell’associazione, 120 invitati. «Tutta la città ha visto che quando incontrano qualcuno capace di valorizzarli, gli studenti sanno dare il meglio di sé».
«La cosa più interessante di quest’anno – rincara da Forlì Vincenzo – è stato il dialogo». Un dialogo sanguigno, vero. Vincenzo aveva proposto una serie di incontri in vista dell’esame di Stato, il responsabile dell’Unione degli studenti (sinistra, zona Ds) ha mandato un giro di sms per boicottare la riunione in cui se ne doveva parlare, Vincenzo lo ha voluto incontrare per chiarirsi faccia a faccia. Dalla discussione, a dir poco animata che ne è seguita, è nata una «inaspettata e interessante amicizia». È finita che il ragazzo dell’Unione degli studenti si è risolto a fare una grande propaganda all’iniziativa. È stato un modo, racconta ancora Vincenzo, per iniziare ad utilizzare la Consulta come strumento per andare incontro ai reali bisogni degli studenti.
Simile l’episodio accaduto a Rimini, dove la giornata dell’arte si era spenta per mancanza di interesse. Poi, quest’ anno, il collettivo di una scuola ha chiesto di ripristinarla, a partire però da temi proposti dagli studenti: ci sarà perfino un motore costruito dai ragazzi dell’istituto tecnico, a conferma che la bellezza risplende dappertutto, anche nei tanto bistrattati istituti professionali. Nel frattempo, i fondi risparmiati dal cattivo uso abituale sono serviti per finanziare un incontro sulla scienza con l’astrofisico Marco Bersanelli a cui hanno partecipato 1.500 ragazzi, che a gran voce hanno chiesto di riproporre l’iniziativa nelle rispettive scuole.
A Verona, in occasione di Job orienta, Filippo ha avuto l’occasione di parlare delle consulte davanti al sottosegretario all’Istruzione Letizia De Torre. Ha fatto il punto della situazione partendo da tre capisaldi. Uno, realismo: partire da quello che c’è già. Due, sussidiarietà: «C’è sempre qualcuno che sa fare le cose meglio di te». Tre, si fa insieme: «Affrontare le cose in questo modo vale più di qualsiasi manuale di regole. La Consulta può innescare un circolo virtuoso per uscire dal bullismo. Ma solo se è vissuta così».

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