Darfur, da dove cominciare per dar la sveglia al governo

Di Reibman Yasha
19 Aprile 2007

Ci sono morti che valgono di più e altri meno, sai che novità. Quelli in Darfur valgono nulla, zero, niente. Antonio Polito ha sottoscritto l’appello di Italian Blogs for Darfur affinché i media diano maggior spazio e informazione sullo sterminio in corso. È nel silenzio, soprattutto in quello delle democrazie, che avvengono gli stermini. Sulle nostre tv per ora si è visto poco. Intanto, il Senato ha approvato da quasi un mese un ordine del giorno perché il governo contribuisca all’applicazione della risoluzione sottoscritta nell’agosto 2006 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di cui l’Italia fa parte. Ora i senatori possono verificare i passi compiuti dal governo e chiedere regolari relazioni.
È bene nel frattempo ricordare alcuni elementi. Le milizie arabe musulmane janjaweed, dal 2003 a oggi, hanno ucciso almeno 300 mila civili, gli sfollati nei campi profughi sono due milioni, mentre sono quattro milioni i sudanesi ridotti alla fame. Un recente rapporto delle Nazioni Unite afferma che il governo di Khartum ha orchestrato e partecipato ai crimini di massa dei janjaweed, che comprendono omicidi, stupri e rapimenti, ha fornito loro armi e ha supportato gli attacchi con bombardamenti aerei coordinati. La Corte penale internazionale nello scorso febbraio ha accusato per crimini contro l’umanità il ministro sudanese per gli Affari umanitari e uno dei leader janjaweed. Si potrebbe cominciare a costringere il governo sudanese ad accettare i controlli e a permettere l’invio di contingenti dell’Onu.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.