Fai della Chiesa il nemico dell’uomo

Di Berlicche
19 Aprile 2007

Mio caro Malacoda, se la massima dice: “Gli amici dei miei amici sono miei amici”, deve diventare abituale per tutti anche il fatto che gli amici del Nostro Nemico sono i nemici dell’umanità. Non è un gioco di parole, è una cosa molto seria: si tratta di costruire la figura del nemico, di affibbiargli il titolo in modo che non se lo tolga più. Se da una parte il nostro lavoro consiste nel far sparire questa figura nella cultura occidentale (non esistono nemici, solo civiltà diverse, chi ci attacca non è un nemico, ma uno che è stato provocato da noi, non dobbiamo combatterlo ma comprenderlo, capire le ragioni che l’hanno spinto a uccidere e cercare di rimuoverle), dall’altra parte il nostro lavoro deve insinuare che il vero nemico è interno, che le gloriose conquiste della civiltà occidentale sono minate da un nemico che ha la pretesa di esserne alla radice. Insomma, bisogna che il Papa e i vescovi diventino nell’immaginario collettivo “il nemico”. Ma non è mai buona tattica generalizzare, l’attacco deve essere individuale, deve avere un nome e un cognome: “questo” Papa, non quello precedente, tanto rimpianto, e “questo” capo dei vescovi italiani, che, se è possibile, è peggio anche di quello precedente (che arriveremo a rimpiangere). La tecnica prevede dapprima la creazione di un’aspettativa: “Benedetto XVI ci sorprenderà”, “Bagnasco si dimostrerà più pastorale di quel dirigista di Ruini”, per rendere più cocente la delusione. Quando sarà evidente a tutti che “sorpresa” non può esserci, dopo aver fatto sfoggio di apertura di credito, si potrà con più facilità manifestare il proprio sdegno per le “manifestazioni di integralismo papista di questo episcopato” accompagnandolo, ovviamente, con la concessione della libertà d’espressione, ma sottolineando quanto queste prese di posizione siano all’origine di “sofferenza” per molti. L’importante in questa fase è il dosaggio del linguaggio, non bisogna dare adito all’accusa di anticlericalismo, ma piuttosto lasciare cadere parole evocative: vescovi che parlano come imam, pasdaran, teocrazia, prelati politicamente un po’ torbidi, zelo savonarolesco. Nessuna parola è in sé omicida, ma può sempre esserci un animo omicida che le parole le prende a pretesto, non le mette subito in pratica, ma pensa bene intanto di affiggerle ai muri: “Bagnasco vergogna”, “Bagnasco a morte”, “Ratzinger, Ruini e Bagnasco assassini”. Qui deve scattare la solidarietà pubblica, ma ormai c’è materiale perché se ne parli nei salotti (i salotti, non dimenticare mai i salotti, sembrano luoghi chiusi, e lo sono realmente, ma sono il vero motore dell’opinione pubblica). E nei salotti italiani ormai non “si porta” più il pericolo Berlusconi, si parla piuttosto dell’invadenza dei vescovi, dell’insopportabile invadenza dei vescovi. A questo punto puoi chiudere il cerchio e puoi far uscire allo scoperto quelli che finora si sono trattenuti, adesso possono dire quello che pensano e non farà più scandalo, ormai l’opinione pubblica è preparata a che sui giornali intervenga un intellettuale accreditato, ad esempio uno storico come Angelo d’Orsi, e dica: «Non se ne può più. Non possiamo più tacere. bisogna alzare una barricata laica per respingere i pasdaran del Papa», e come si permettono i politici di solidarizzare coi vescovi minacciati dicendo di «interpretare i sentimenti di tutti gli italiani»? «E se gli italiani invece covassero un crescente fastidio per l’invadenza vaticana?». È fatta, dare dell’assassino al Papa non farà più effetto che darlo a Bush. Cura che nessuno estenda il ragionamento anche ai medici abortisti.
Tuo affezionatissimo Berlicche

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.