Cento domande per un leader

Di Bracalini Paolo
26 Aprile 2007

C’è un format di programma politico che vorremmo importare in Italia. Viene dalla Francia ed è nato per la corsa all’Eliseo tra Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal, da qualche tempo anche sulla rete pubblica spagnola Tve, Tengo una pregunta para usted, ho una domanda per lei. Non è una tribuna politica vera e propria, non ci sono giornalisti autorevoli, né dibattiti tra leader di partiti. C’è un solo ospite politico, un giornalista che si limita a moderare, e il resto lo fanno 100 persone scelte tra i pubblico, ognuna delle quali ha la possibilità di porre una domanda. Il pubblico è selezionato da un istituto demoscopico in base all’orientamento politico, professione e regione d’origine, prendendo come modello di riferimento la composizione del Parlamento spagnolo. Così nei cento “intervistatori” (divisi equamente tra maschi e femmine) ci sarà l’impiegato galiziano simpatizzante del Psoe, il medico basco vicino ai Popolari, la cassiera di un supermercato andaluso e così via. Una volta selezionati, i 100 sono liberi di fare la loro domanda, anche imbarazzante. E sta qui il successo del programma. L’ultima puntata, giovedì scorso, ospite il capo del Partito popolare Mariano Rajoy ha ottenuto il 32 per cento di share, 6.300.000 telespettatori (per avere una misura, la loro Isola dei famosi non supera il 22 per cento). Le domande sono quelle che davvero si vorrebbero fare a un politico, e che invece spesso i giornalisti si dimenticano per volare più in alto. Messi invece davanti alle questioni nude e crude i leader devono rispondere senza giri di parole. Quando sulla graticola c’è stato Zapatero, un mese fa, si è trovato di fronte domande del tipo: «Come faccio a comprare casa se guadagno 900 euro al mese», «perché dobbiamo mantenere la casa reale?», oppure «quanto costa una tazzina di caffè?». E anche quella volta, con Zapatero, lo share fu da record (34 per cento).

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