«Col 12 maggio ci scombussolano la vita». Vero. E non era forse ora, signor parroco?

Di Tempi
08 Maggio 2007

Di cosa ha paura, padre? «Ho paura che venga meno il dialogo». «Caro direttore, lei non immagina la fatica che facciamo qui in decanato. Ho detto ai preti: ma siete matti a parlar male del Papa?». «Con questa storia del Family day ci hanno scombussolato la vita della parrocchia». Chiediamo venia ai tre parroci di cui riferiamo lo sfogo registrato in occasione di alcuni incontri svolti in preparazione del Family day. È vero. Tanto è stata accolta con baldanza dal popolo della gente pensosa e semplice la giornata di mobilitazione per la famiglia, tanto il clero è rimasto sbigottito, e in certi casi addirittura risentito, per un gesto che lo ha proiettato fuori dal solito tran tran del richiamo equosolidale o puramente omiletico. Ma riflettano i preti (e i politici) della mistica vuota, sentimentale, bofonchiante, statalista. Mica è ovvio il sacrificio di gente che non ha il Comune o il sindacato alle spalle per pagarsi il pullman giovanilistico o pensionato. Mica è automatico, con questo chiaro di luna fiscale che succhia il sangue alla famiglia per darlo agli sguatteri dell’individualismo borghese, prendersi un giorno di sole e spendere quattrini per andare a manifestare piuttosto che a spaparanzarsi al mare. Però, anche solo assaporare la fierezza di essere cristiani impegnati, cioè laici, in faccia al mondo, vale la spesa. Magari poi si perde lo stesso. Però, che i cattolici non siano un “surplus d’anima” (che poi agli affari ci pensano quelli che prima hanno rovinato il Vaticano II e poi hanno rovinato pure i comunisti, impiccandoli all’idea che se Dio c’è al massimo c’entra con il Martini dry che ci berremo tutti quanti insieme in paradiso) fa piacere vederlo documentato per la prima volta in piazza. Tra il pianto e digrignar di denti di quelli che considerano i laici cristiani dei donatori di sangue scemo.

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