L’eurotrucco democratico

Di Luigi Amicone
10 Maggio 2007
«Sì, il paragrafo contro Bagnasco nella risoluzione anti-omofobia l'avrei votato. Ma non l'ho scritto io. È opera di Ds e Margherita»

Altro che lobby gay e sinistra massimalista. Dietro il tentativo di far condannare in sede europea il presidente della Cei e arcivescovo di Genova monsignor Angelo Bagnasco ci sarebbe lo zampino del nascente Partito democratico. È quanto rivela a Tempi l’eurodeputato di Rifondazione comunista Vittorio Agnoletto, tra i presentatori della discussa risoluzione contro l’omofobia approvata a fine aprile dal parlamento di Strasburgo. «È proprio sbagliato dire che ci troviamo di fronte a un gruppo di veterocomunisti arrabbiati contro la Chiesa e il capo della Cei. Io, almeno, non ho quella storia. Tra l’altro ho fatto vent’anni anni di scoutismo cattolico, li rivendico come un percorso e tutt’ora sono un credente. Mi pare invece una questione tutta interna al mondo della Chiesa». Sì, ma nella risoluzione in cui compariva il famigerato “paragrafo R”, poi espunto in sede di votazione finale, Agnoletto compare tra i presentatori. «Lo so, e devo ammettere che per giorni i miei tentativi di spiegare come sono andate veramente le cose si sono scontrati con la chiusura del sistema mediatico italiano». Adesso, però, se vuole, i fatti può raccontarli a questo giornale. «La verità è che all’ordine del giorno c’era una mozione che nasceva come critica all’operato del governo polacco, per una serie di proposte di legge discriminatorie nei confronti degli omosessuali. Sono state presentate tre risoluzioni. Una congiunta Verdi-Sinistra europea, una del gruppo socialista a cui aderiscono i Ds e una del gruppo liberale a cui aderisce la Margherita. In tutte e tre compariva il famoso paragrafo R, in cui tra l’altro si criticava Bagnasco. Quindi, prima cosa, non c’è stato nessun emendamento Agnoletto. Secondo, non c’è stato nessun intervento di Pöttering, perché gli stessi gruppi che poi hanno votato la mozione finale si sono incaricati di togliere quel paragrafo. Voglio precisare che io quelle critiche a Bagnasco le avrei senz’altro votate. Detto questo, però, il paragrafo R non l’ho scritto io, non è nato nel nostro gruppo e non è frutto dell’iniziativa di “un pugno di facinorosi”, come ha scritto un’agenzia stampa vaticana». E allora chi l’ha scritta quella penosa bugia secondo cui «gli omosessuali sono regolarmente oggetto di menzioni discriminatorie da parte di capofila religiosi in tutta Europa, come nel caso. del presidente della Conferenza episcopale italiana, che ha comparato un progetto di legge che conferisce una serie limitata di diritti alle coppie omosessuali a una licenza a commettere atti di incesto e di pedofilia»? «Se proprio vogliamo dirla tutta questa cosa è uscita dal gruppo liberale, gruppo a cui aderisce la Margherita, ed è stata accolta nella risoluzione del gruppo socialista a cui aderiscono i Ds. Tecnicamente, il paragrafo R è stato poi espunto in seguito alla trattativa condotta da un nostro funzionario. Ripeto, io non ho alcun problema ad ammettere che quel paragrafo l’avrei votato. Però trovo molto singolare che nessuno, né della Margherita né dei Ds, abbia smentito la versione circolata sui giornali secondo cui saremmo stati noi i registi dell’operazione contro Bagnasco. Mi pare strano che nessuno del cosiddetto Partito democratico abbia sentito la necessità di dichiarare in tutta onestà: “No, guardate, quel paragrafo non è stato scritto da Agnoletto, ma era presente nelle mozioni dei nostri gruppi”. Presentare una mozione in sede europea e poi non rivendicarne la paternità non mi sembra un bel biglietto da visita per il futuro Partito democratico».

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