Col rapporto Winograd Israele festeggia la democrazia
La pubblicazione della prima parte del rapporto Winograd, dal nome del giudice che presiede la commissione che analizza le responsabilità di governo ed esercito israeliani nella recente guerra in Libano, è avvenuta a pochi giorni dalle celebrazioni del cinquantanovesimo compleanno dello Stato ebraico. Facile iniziare a fare gli scongiuri per quanto potrà avvenire per il sessantesimo. Ma intanto alcune cose si possono dire.
La prima parte del rapporto riguardava la decisione di entrare in guerra e ha riconosciuto colpe e responsabilità a diversi protagonisti. Manca tuttavia la seconda parte, quella che dovrebbe riconoscere alcuni meriti a Ehud Olmert nella conduzione della guerra. Errore o calcolo aver permesso che il rapporto venisse conosciuto in due tempi differenti? L’appeal del primo ministro tra gli israeliani è in caduta libera, alcuni compagni di partito lo attaccano, ma per ora Olmert non intende dimettersi. A torto o a ragione, il primo ministro si distacca da esempi importanti del passato (basti pensare a Golda Meir dopo la guerra del 1973), ma mostra anche che in democrazia non si governa sui sondaggi. Se dovesse superare questa fase, sconfiggendo fin d’ora gli avversari interni, potrebbe riemergere più forte di prima. Altrimenti uscirà di scena. Soprattutto è il compleanno della democrazia israeliana, che a pochi mesi dal conflitto lava in piazza i panni sporchi con trasparenza. I cittadini combattono e pagano le tasse, i cittadini hanno diritto di sapere.
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