Moralisti con i soldi degli altrii

Di Bracalini Paolo
10 Maggio 2007
Contro il maschilista "Padre nostro" arriva "Dio che sei per noi padre e madre". Tutto in nome della parità tra i sessi. Ma per l'evangelico Hahne è «pura contraffazione del marchio»

Se fossero al contrario sarebbero conversioni miracolose. Peccato che la direzione di questi pellegrinaggi sia quella che va dall’ostentazione pubblica della virtù alla pratica privata dell’opposto. Politici, cantanti, martiri della rettitudine, quelli che corrono quando c’è da firmare appelli contro la fame nel mondo o da condannare le bassezze altrui, gente che moralizza dal pulpito lasciando credere che nella gestione dei propri affari sia specchiata e proba come pretende che siano gli altri. Il mondo è pieno di buoni predicatori che sono cattivi razzolatori. Senti chi parla (Mondadori), l’ultimo libro di Mario Giordano, direttore di Studio Aperto ed editorialista del Giornale, è un catalogo sorprendente delle acrobazie etiche dei professionisti del doppio passo, in pubblico irreprensibili modelli, a casa cialtroni come tutti. Si direbbe che Giordano abbia sviluppato una vera idiosincrasia per l’ipocrisia buonista. Non è il suo primo libro contro la categoria delle anime belle (col portafogli degli altri), già c’era stato Attenti ai buoni. Ma questa volta i “buoni” sono anche un po’ tromboni.
Gente come Adriano Celentano, Beppe Grillo, Roberto Benigni, che dimenticano le battute contro la politica fiscale del centrodestra quando devono condonare i loro beni. Grazie ai consigli del suo commercialista il comico toscano è riuscito a pagare solo il 4,4 per cento di tasse su oltre 10 milioni di utile. La vita è bella, basta non farsi troppi scrupoli. Deve essere così anche per il viceministro all’Economia Vincenzo Visco, che promette mano pesante contro l’evasione, e poi tenta di condonare il suo dammuso a Pantelleria e viene condannato per abuso edilizio.
Ci sono i capitani d’industria che dispensano lezioni di buongoverno e libero mercato, poi cercano assicurazioni sulla propria vecchiaia dorata. Come Luca Cordero di Montezemolo, che chiede di abolire i privilegi feudali che bloccano l’industria italiana ma fa inserire nel bilancio Fiat una piccola clausola che impegna la Ferrari a versargli un vitalizio ventennale pari a 32,5 milioni di euro. Sono molti i grandi imprenditori che descrivono la propria attività con accenti etici. Fu Calisto Tanzi, del resto, a insegnare che «l’economia non può trascurare l’aspetto morale». Guido Rossi, il manager chiamato a sistemare Montedision, Federcalcio e Telecom, si affligge per la spietata “logica del denaro”. Ma si fece pagare 23 miliardi di lire per una consulenza alla banca San Paolo nel 1998, 36 miliardi dal Credito Italiano e più recentemente “solo” 400 mila euro per un parere all’Anas sulla fusione Autostrade-Abertis.
Ma è tra gli ecologisti che si registra il maggior numero di ciarlatani. Giordano ricorda casi esilaranti. La Goletta Verde di Legambiente sponsorizzata da un marchio di pesce surgelato («È come se la réclame del prosciutto fosse pagata dall’associazione suini»), il rapporto Amici della Terra realizzato col contributo di Mercedes Benz-Veicoli industriali, l’ambientalista che denuncia lungo il Po le aziende inquinanti poi piglia le mazzette per non protestare contro una delle aziende inquinanti. Ma spesso la militanza verde porta in alto: Chicco Testa è passato dalla contestazione contro l’Enel da presidente di Legambiente, a presidente dell’Enel. E da quando è lì, Legambiente non contesta più l’Enel. Mica male come politica ambientale.
Naturalmente lo sport descritto da Giordano è disciplina internazionale, perché i tromboni sono specie diffusa a tutte le latitudini. Prendete Al Gore, l’ex vicepresidente americano che da quando è stato trombato alle elezioni ha scoperto una sacra vocazione per l’ecologia. Si batte con tutte le forze, gira il mondo (in aereo, beninteso) per diffondere il verbo dell’ambientalismo, accusa i governi cattivi che se ne impipano del riscaldamento globale, picchia sul consumismo sconsiderato. Si è guadagnato persino un Oscar con un documentario sul global warming. Si intitola Una scomoda verità. Ma dev’essere così scomoda, questa verità, che spesso la dimentica pure Al. I ricercatori del Tennessee Center for Policy Research hanno controllato le bollette elettriche di Gore e hanno visto che la sua casa a Nashville consuma in un mese quello che una casa statunitense media consuma in un anno: 221.000 kWh nel 2006 per illuminare e riscaldare e abitare le venti stanze della sua villa con piscina. Non male il titolo del Wall Street Journal, quotidiano molto serio, che lo prendeva per i fondelli: “Una scomoda piscina”.

Gli U2 volano in paradiso (fiscale)
I campioni della disciplina sono quelli che guadagnano di più dal predicare bene. Ci sono cantanti, ad esempio, che con le belle parole contro la fame nel mondo fatturano cifre superiori al Pil di un paese africano. E poi mettono al sicuro i soldi nei paradisi fiscali. Mick Jagger dei Rolling Stones non scherza, ma il Celentano mondiale da questo punto di vista è Bono degli U2. Quando scrive canzoni o veste i panni del poeta moralizzatore è buonissimo, un santo. Eppure appena il governo irlandese ha annunciato di voler ridurre i vantaggi fiscali per musicisti e artisti, Bono con il suo commercialista ha progettato in quattro e quattr’otto la fuga in Olanda, che con le royalties delle rock band è molto più generosa. Così la società degli U2, che secondo la Rich List del Sunday Times ha accumulato un patrimonio netto di 629 milioni di euro, si è trasferita ad Amsterdam. La Somo, organizzazione no profit olandese che tiene d’occhio questi flussi di denaro, ha fatto uno studio su questi campioni di bontà. E uno degli autori dice qualcosa che starebbe bene come appendice al libro di Giordano: «Gli espedienti fiscali di Bono sono in totale contraddizione con i suoi appelli. Non si può chiedere ai governi di stanziare risorse per la lotta alla povertà e poi negargli queste risorse». Bono però in pubblico dice cose tipo: «Immaginatevi un villaggio in cui un’intera generazione è scomparsa, e i bambini sono costretti a tirare su altri bambini. Io sono un testimone di questa situazione. Cosa posso fare?». Potrebbe cominciare a pagare le tasse, per esempio.

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