Di acqua ce n’è per tutti
L’argomento ambientale del giorno è la (attesa) siccità dell’estate. Facciamo qualche considerazione. L’acqua non è una risorsa che si esaurisce (nei mari ce n’è molta più di quanta ne occorra): è invece una risorsa rinnovabile, che deve essere adeguatamente depurata dopo l’uso e prima della reimmissione nell’ambiente. Le risorse idriche potenziali del nostro paese sono valutate in 155 miliardi di metri cubi annui; ne vengono utilizzati meno di 50 miliardi, di cui più del 60 per cento va all’agricoltura, meno del 30 per cento all’industria e poco più del 10 per cento agli usi civili. Quindi dobbiamo rivedere i sistemi di irrigazione e ridurne i consumi: suggerire risparmi alle utenze civili, considerato il peso ridottissimo che hanno sul totale, è ridicolo. In base ad una legge del 1933 la proprietà dell’acqua è pubblica e dal 1994 sono state dichiarate pubbliche anche le acque non estratte dal sottosuolo. Qual è il motivo per il quale il ministro Pecoraro Scanio propone una legge di iniziativa popolare che dichiari la pubblicità delle acque?
Si attivi invece il ministro per recuperare alla proprietà pubblica le infrastrutture acquedottistiche che, pur appartenenti per legge al demanio indisponibile, sono state illecitamente conferite a società appositamente costituite, col risultato che alcune di esse le hanno vendute a privati, violando la legge e la logica. Se la riforma dei servizi idrici, che ha tredici anni, fosse stata attuata, oggi ci troveremmo con migliori acquedotti, miglior servizio e costi inferiori. Invece i governi che si sono succeduti sin dall’inizio del decennio di fatto hanno impedito la riforma. Al riguardo basti pensare che l’indispensabile decreto per regolare le gare di concessione del servizio idrico integrato è stato emanato solamente nel novembre 2001.
Una parte di questo governo, però, le gare non le vuole: vuole solo affidamenti truffaldini a società controllate dagli amici e dagli amici degli amici. Ma siamo in Europa, e le disposizioni comunitarie proibiscono queste operazioni. Tant’è vero che anche per la Basilicata, dove questa tipologia di affidamento è stata adottata, l’Ue ha notificato all’Italia un atto di messa in mora, alla quale il governo non risponde. Da ultimo: sulla stampa si leggono critiche al preteso superconsumo di acqua da parte dell’Italia: circa 250 litri al giorno pro capite. Nella Roma imperiale, che aveva un servizio idrico alimentato da ben undici acquedotti, il consumo medio arrivava a circa 1.000 litri per persona al giorno.
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