La storia almodovariana di Mario, che divenne Mara ma rimase in famiglia
Un uomo e una donna, una storia d’amore, un matrimonio in chiesa, due figli. Dopo quattordici anni di famiglia tradizionale l’uomo scopre nuove pulsioni e le asseconda trasformandosi in donna per via chirurgica. Non solo. Caso più unico che raro, come ci è stato illustrato dalla persona in questione ad Annozero di Michele Santoro, il signor Mario (oggi signora Mara) sostiene – e possiamo credergli o no – che dopo un periodo di comprensibile disorientamento, il cambio di identità non ha procurato nessuna rivoluzione in famiglia. Anzi. A sentire Mara/Mario, la coppia è più felicemente sposata di prima, i figli crescono bene, tutto procederebbe a gonfie vele. «Sono ventun anni che siamo sposati – dice Mara/Mario – e se non ci fosse stata di mezzo la Chiesa anch’io sarei andata al Family day». Dunque, esiste un famiglia naturale? «Certo che esiste», ha sostenuto spiazzando persino l’onorevole Luxuria che pure rappresenterebbe un caso analogo (di transessualismo, o, come dice la neolingua orwelliana delle comisioni Onu e Ue, di ‘transgender’). «Naturale – ha spiegato Mara/Mario – implica capacità di procreare». Dunque, come ci siamo permessi di precisare, esiste un fatto incontestabile: Mara è un essere-maschio (tant’è che ha messo al mondo due bambini unendosi con un essere-donna) che ha cambiato identità grazie a un determinato procedimento tecnico. Che cosa insegna questa storia? Insegna che il potere tecnoscientifico che abbiamo a disposizione è davvero straordinario. Pensate, possiamo addirittura sradicare i dati di fatto e costruirci un mondo al cioccolato e un’identità alla fragola. Possiamo modificare i dati, ma non il problema che ci fa famiglia: «A che tante facelle? Che vuol dire questa solitudine immensa, ed io che sono? Così meco ragiono.».
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