Ci sono o ci fanno?

Di Bottarelli Mauro
17 Maggio 2007
«L'Iran è il paese musulmano più laico». «L'islamismo è una visione sociale diversa». Non sono slogan no-global ma perle di eurodeputato

Bruxelles
La quasi unanimità degli europarlamentari ha approvato la relazione Rocard, ovvero il documento di indirizzo che porta il nome dell’ex premier socialista francese e che detta le linee guida e le strategie con cui l’Unione Europea dovrà impostare i suoi rapporti con il mondo arabo. Ma la vera notizia è che ad essere stato approvato è un documento con passaggi di eccezionale buon senso. Come al solito quando si ha a che fare con documenti dell’Unione Europea ci si imbatte in un sacco di paroloni e concetti astratti; ma anche, per una volta, in due punti che possiamo definire senza tema di smentita, qualificanti.
L’articolo 11 del dispositivo votato dall’aula di Bruxelles sanciva che l’Ue «ritiene che nella ricerca di nuovi interlocutori nel mondo arabo si dovrebbero escludere le persone, le organizzazioni e gli Stati che approvano azioni terroristiche e non riconoscono l’esistenza legittima di Israele». Mentre il 18 «auspica che i paesi arabi che non l’hanno ancora fatto diano prova di un maggior impegno a favore della libertà di culto o del diritto delle persone e delle comunità a professare liberamente il loro credo e la loro fede; a tale riguardo, le testimonianze di milioni di musulmani che vivono in Europa dovrebbero aiutare i paesi arabi a dare al loro interno attuazione a tale principio costante delle relazioni internazionali che è la reciprocità». Uno dice: cosa c’è di sconvolgente? Nulla, epperò con un’Unione Europea che è riuscita a dividersi e perdersi in mille distingue anche quando due paesi membri sono stati colpiti direttamente dal terrorismo qaedista, c’era da aspettarsi di tutto. Insomma, per una volta Bruxelles ha deciso di tenere la schiena dritta e di dettare lei stessa le condizioni per il dialogo. Ma sarà sufficiente? E soprattutto questo documento verrà realmente preso come punto di partenza oppure disatteso e bistrattato? Per porsi queste domande non serve essere dei pessimisti cronici, basta avere in zucca una piccola dose di realismo.
In effetti chi avesse vissuto a Bruxelles i due giorni che hanno portato al voto dell’aula su questa materia potrebbe ben capire la particolarità della situazione. Nel corso del seminario per giornalisti organizzato dall’ufficio di informazione per l’Italia sul tema “Cooperazione Unione Europea-Mediterraneo” si sono infatti alternati interventi di alcuni eurodeputati del nostro paese sul tema e la contemporaneità del voto in Parlamento ha ovviamente fatto concentrare l’attenzione sull’emergenza terrorismo. Ecco alcune perle. Lilli Gruber, ad esempio, non ha perso tempo nel sedurre la platea citando come prima cosa l’intervento del premio Nobel per la fisica del 1999, l’olandese Gerardus ‘t Hooft, che poco prima aveva parlato di fronte all’emiclico di Bruxelles. «Dopo aver citato la famosa frase di Sartre, secondo cui “le condizioni in cui vivono i palestinesi giustificano il terrorismo”, questo scienziato noto per i suoi studi sulla struttura dei quanti ha concluso l’intervento dicendo: “Per favore non boicottate un popolo che vive chiuso in un campo di concentramento”». Poco importa che a vivere e morire nei lager furono quegli stessi ebrei che l’attuale leadership palestinese non solo non riconosce ma addirittura minaccia di distruzione; a Bruxelles come nei cortei no-global il nemico è uno solo. Sempre lo stesso. D’altronde come può l’Europa chiedere impegni a terzi quando è lei stessa la prima a non rispettare i propri? Anche un’altra pietra angolare di saggezza del Gruber pensiero, visto che «l’Ue ha chiesto ai palestinesi di organizare libere e regolari elezioni ma quando il risultato delle stesse non ci è piaciuto abbiamo sospeso gli aiuti». Pur consci che la malafede non sia reato, ci stupiamo però di fronte al fatto che la simpatica ex-giornalista Rai ignora l’elementare fatto che a chiedere di non dare soldi ad Hamas, utilizzando come ponte per giungere a Javier Solana proprio il Pse di cui la Gruber fa parte, fu proprio Fatah, ovvero la leadership palestinese sconfitta alle urne che implorò l’Europa di far arrivare i soldi “in busta chiusa” alla presidenza dell’Anp.
Poco male, c’è sempre tempo per imparare. Anche se arrivare a dire, come è stato fatto, che «le donne sono agenti di cambiamento dell’islam», che «oggi l’Iran è il paese più laico tra quelli musulmani», che «esistono varie tipologie di donne musulmane, le femministe, le laiche, le estremiste», che «in Arabia Saudita le donne si battono per i diritti delle loro sorelle, visto che grazie ad Abadallah si è registrato un miglioramento della condizione femminile» e che «con Saddam le donne avevano uno status particolare offerto loro dal socialismo arabo mentre ora sono schiavizzate», appare quantomeno offensivo proprio per quelle donne recluse, lapidate, stuprate, costrette a matrimoni forzati e a esistenze di umiliazioni.

Niente accordo sull’infibulazione
Tutto questo è nulla, però, in confronto a quanto regalato alla platea dei giornalisti da Marco Rizzo dei Comunisti Italiani, capace di infilare una dopo l’altra le seguenti affermazioni: «L’islamismo radicale non è solo fanatismo ma anche una lettura sociale diversa», «Ahmadinejad vince le elezioni perché è un fondamentalista? Forse. Ma anche perché si presenta come uno spazzino», «La questione israelo-palestinese è un attacco di classe. Sono stupito perché ci sono pochi terroristi, pochi kamikaze. Il fondamentalismo islamico ha prevalso per effetto della corruzione» e per finire «se indiani e cinesi – quanti sono, tre miliardi? – usassero la carta igienica e gli assorbenti come noi finirebbero le risorse del mondo». Ma non solo i politici hanno dato il meglio di se in questa gara a chi è più ridicolo. Mentre si discuteva di mutilazioni sessuali femminili, l’editorialista della Stampa, Farian Sabahi, chiamata a moderare l’incontro con gli onorevoli Tajani e Gawronski, ha così risposto a chi poneva il problema di queste vere e proprie torture: «Questa mattina su Libération c’era la storia di una bambina francese che è diventata madre per la sesta volta e sapete chi è il padre dei bambini: suo padre che ne abusava da anni. Nel mondo arabo ci saranno anche le mutilazioni sessuali ma qui ci sono queste cose e la pedofilia». Ne avete abbastanza? Siete giustificati. Ampiamente. Resta una sola domanda finale: schierarsi così apertamente dalla parte di dittatori e kamikaze, tramutarsi in loro volonterosi autocarnefici in nome dell’ideologia, è un gratuito e autolesionistico esercizio di stile o comporta un prezzo?

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