Ora anche il mondo musulmano ha le sue scuole di democrazia
Nei giorni scorsi è nato nel Qatar il Centro internazionale di dialogo tra le religioni. L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza che ha riunito, per il quinto anno consecutivo, 150 rappresentanti delle tre religioni monoteistiche venuti in questo piccolo emirato del Golfo a parlare di “Valori spirituali e pace mondiale”. Il nuovo centro lavorerà in stretta collaborazione con l’Università del Qatar dove una valorosa donna, Aisha Mannai, presiede proprio la facoltà di Studi islamici. Negli stessi giorni, in Italia, effettuava un lungo giro di conferenze l’ex presidente iraniano Mohammad Khatami il quale, smessi i panni del politico, ha fondato l’Istituto internazionale per il dialogo tra le civiltà, con sede a Ginevra. Al suo incontro con gli studenti dell’Università cattolica di Milano Khatami ha parlato di compatibilità tra islam e democrazia, di rapporto tra morale e politica. «L’Occidente – ha detto – ha impiegato secoli e ci sono volute guerre e massacri prima di approdare a forme di democrazia». E chiede per il suo paese «tempo», necessario per abbracciare completamente questo valore «da amalgamare con la nostre tradizioni». «Non è qualcosa che si può imporre con una circolare ministeriale».
L’uno e l’altro evento dimostrano quanto sia diventato urgente, anzi vitale, gettare ponti là dove la politica ha innalzato muri tra religioni e culture. Chiaramente, solo la traduzione di queste idee in gesti reali permette di non confinarle al campo della teoria. È su questa capacità di rendere testimonianza alla dignità dell’uomo che si misura oggi la vera identità, la vera apertura, la vera universalità, al limite, la vera “superiorità” di qualsiasi cultura e di qualsiasi religione. camilleid@iol.it
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