La rosa dei Tempi

Di Tempi
17 Maggio 2007

La Bresso non molla il gonfalone
Pochi giorni prima del Family day Giampiero Leo, consigliere di Forza Italia in Piemonte, presenta al Consiglio un ordine del giorno di adesione alla manifestazione, documento equilibrato anche secondo Repubblica. Il centrosinistra, nel panico, chiede un rinvio per trovare una posizione. Si arriva all’esame dell’aula: il 90 per cento della Margherita vota a favore. L’Odg passa. Il presidente del Consiglio regionale prende atto e prepara la delegazione da inviare con il gonfalone. Il quale però per statuto è concesso solo dal governatore.
egoista Indovinate un po’ come è finita. Bravi. Mercedes Bresso, governatore del Piemonte, detta “la zarina” per la sua alta concezione della democrazia, ha posto il veto. E perché mai, visto che in passato la Regione ha aderito al Gay Pride, alla marcia della pace di Assisi, a quella per la legalità di Polistena portando sempre lo stendardo? Forse perché da una che si definisce «un’atea militante che anche se si convertisse non sposerebbe mai la religione cattolica, la più oscurantista di tutte» non ci si poteva attendere di meglio.

Un po’ di sano interismo redazionale
L’Internazionale F. C. di Milano si è laureata campione d’Italia «ancora» una volta (come recita con orgoglio il sito nerazzurro, dopo lo scudetto assegnato a tavolino). Frantumati tutti i record: vittorie consecutive, vittorie in trasferta, numero di punti. Scudetto conquistato con largo anticipo, nessun vero avversario è riuscito a fermare l’armata morattiana sul campo. Se quello dell’anno scorso è stato lo scudetto degli onesti, questo è lo scudetto dei campioni. Di Ibra, di Matrix, del Mancio.
orgoglioso Non bastavano le prediche del presidente più di Emergency che ci sia, la consapevolezza di tifare i colori di Lerner, Serra, Severgnini e Bertolino. Si doveva pure lavorare nel giornale col direttore milanista e il rubrichista anti-interista. Non bastava che il Milan arrivasse in finale di Champions e la Roma ci legnasse in Coppa Italia, pure la copertina con Seedorf ci dovevamo sorbire. Adesso basta, quand’è che facciamo una grande intervista alla Milly Moratti? Vabbé, fate finta di non aver letto l’ultima frase.

“Lost”, altri tre di questi anni
L’8 maggio il canale televisivo americano Abc ha annunciato che «il serial Lost finirà». La serie che ha fan appassionati in tutto il mondo, vero e proprio cult per milioni di telespettatori non solo statunitensi, narra le vicende di un gruppo di naufraghi su un’isola pericolosamente misteriosa. Il calo di ascolti dell’ultimo anno faceva presagire che sarebbe finita presto e quindi che molti dei misteri sarebbero stati finalmente svelati. Invece, finirà sì, ma solo nel 2010. Bisognerà attendere altre tre stagioni da 16 puntate ciascuna.
snervante Il problema è questo: se uno inizia a vedere Lost poi non riesce a smettere. Non mangia più, non beve più, non fila più la morosa, pensa solo a Kate o a Sawyer, si dimentica l’io nel portaombrelli ogni volta che esce di casa. Ora, che la serie continui per altri tre anni è spiritualmente e fisicamente intollerabile. Fatelo finire, dateci un taglio, abbassate la ghigliottina. Altrimenti ci buttiamo su Centovetrine come quella teodem della Borselli o su Vivere come quel teocon di Amicone.

Carlo Rossella formato famiglia
Il direttore del Tg5 nonché guru dell’eleganza Carlo Rossella tiene su Chi una rubrica di lettere. Lì, tra un consiglio a una moglie angustiata per la deriva metrosexual del marito e una fidanzata inquieta per gli sms piccanti trovati sul telefonino del fidanzato, il sublime Carlo ha fatto il suo endorsement al Family day: «Una manifestazione sacrosanta. Ci sarò. Credo nella famiglia e voglio che sia difesa. Ti sembro un po’ bacchettone o retrò o conservatore? Sì, lo sono e non me ne vergogno. Vieni anche tu a Roma, non te ne pentirai».
capopopolo Pare che sia stato un delirio. Che frotte di signore abbiano messo le Tod’s ai piedi e la sciarpa di cachemire in borsetta per recarsi nella giungla festosa di Piazza San Giovanni. Che mandando a monte l’appuntamento del sabato dal parrucchiere siano partite con la cofana disfatta ma solidale. Ora la famiglia non la difendono più soltanto i parrocchiani in mocassini scadenti e girocolli beige e pantaloni a vita alta e sandali con i calzini. Adesso sì che siamo a un passo dalla rivoluzione del cattolicesimo presentabile. Fuori Famiglia Cristiana dalle parrocchie. Dentro Chi.

I piedipulitisti infieriscono su big Luciano
L’11 maggio tale Maurizio Capobianco, ex dirigente Juve in causa con la società da quando, nel 2005, è stato allontanato, ha concesso a Marco Mensurati di Repubblica una lunga e circostanziata intervista dove spiega come Luciano Moggi riusciva a pagare gli arbitri. Ma soprattutto assicura di poterlo dimostrare. A suo dire, non solo big Luciano si occupava di giacchette nere, ma elargiva emolumenti a dirigenti della Federcalcio, giornalisti e persino, per via indiretta, ai capi della curva bianconera.
moggiosi Non c’è pace per la Vecchia signora. Mentre la squadra spezza le reni al Frosinone di turno, continuano a volare gli stracci. Prosegue, con nuovi testimonial, una lotta senza esclusione di colpi, che pare ormai proprio solo un affare interno alla Real casa, tra il glorioso ancién regime, la cui argenteria occorre che torni lucente fuor d’ogni dubbio, e gli spregiudicati della seconda ora, più grossolani che furbi (come minimo). Chi pensava che almeno questa partita fosse terminata è servito. Domanda: fuoco amico?

Un Big Brother Award anche a Repubblica
Il 19 maggio saranno assegnati i Big Brother Award Italia 2007, riconoscimenti assegnati non per premiare ma per punire ironicamente i più accaniti violentatori della privacy. Quest’anno, tra i finalisti delle diverse categorie di impiccioni, la giuria (i cui membri restano segreti fino alla premiazione) ha scelto ovviamente anche Telecom. Repubblica, dando praticamente per scontato che il premio “Lamento del Popolo” sarà della compagnia telefonica, naturalmente si è gettata sulla notizia con giubilo e gioia feroce, come fa sempre quando c’è da bastonare Telecom.
dovuto Vista la rete di spioni che usava Telecom per intercettare illegalmente mezza Italia, c’è poco da difendere la discrezione dell’ex Sip. Però, già che parliamo di privacy, forse un premietto Big Brother l’avrebbe meritato anche il gruppo Repubblica-Espresso. Qualcosa tipo “premio Paginebianche”. Non solo perché i ragazzi di Carlo De Benedetti ci danno dentro alla grande con il copia-incolla dei verbali che arrivano in redazione da tutte le procure del paese, ma anche perché noi, con tutti i numeri di cellulare dei vari indagati (e non) che quei segugi si sono dimenticati di cancellare, ci siamo rifatti la rubrica.

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