Così Milano si ricostruisce

Di Lunghini Paola
17 Maggio 2007

Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del territorio del Comune di Milano, è intervenuto la settimana scorsa a un workshop organizzato da Aici (Associazione italiana Consulenti e Gestori immobiliari). L’incontro, in collaborazione con Arel (Associazione Real Estate Ladies), verteva su aspetti come la nuova normativa ambientale, il presente e il futuro per gli investimenti, il rapporto tra real estate e mondo del credito. Tutti temi di particolare attualità per l’industria immobiliare italiana, nella quale entrambe le associazioni hanno un ruolo di spessore.
Masseroli ha voluto mostrare, con questo primo saluto alla numerosa platea, la volontà “strategica” di entrare in rapporto personale con gli operatori del settore, in una logica di ascolto degli stimoli (professionali, culturali e sociali) che provengono dalle strutture dove tali professionisti operano. La disamina di Masseroli ha avuto al centro il tema della “grande progettazione” in corso a Milano. Il cielo del capoluogo lombardo è punteggiato di gru, mentre si attende il compimento di opere che rivoluzioneranno non solo lo skyline, ma anche il modo di vivere della stessa città. Certo, per accelerare lo sviluppo occorre avere obiettivi ambiziosi e l’Expo 2015 va in tale direzione. C’è voglia, da parte del pubblico, di impostare un dialogo diverso ed efficace con il privato. E c’è desiderio, da parte degli imprenditori, di rendersi disponibili a collaborare con l’amministrazione sia sotto il profilo del “consenso” che della fattività. Il pubblico deve conservare il suo ruolo di guida e controllo, ma deve imparare ad apprendere una lezione nuova: il valore del tempo, che nella logica imprenditoriale (e immobiliare in particolare) ha una importanza pari a quella della finanza. Il real estate internazionale infatti lamenta con sempre maggior forza l’italica lentezza nelle decisioni, che diventa imbarazzante se paragonata alla rapidità che caratterizza altri paesi. E a Milano di società immobiliari internazionali se ne contano una infinità (molte rappresentate dalle associazioni organizzatrici del workshop). La concorrenza territoriale è acerrima, ma l’Italia – e Milano è in primis – per opinione corrente “non può non essere” nel paniere dei grandi investitori internazionali. Occorre poter competere, vincendo anche sui tempi.

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