Grazie Zapatero
Madrid
Dopo l’attentato di Barajas del dicembre scorso il governo spagnolo aveva pubblicamente annunciato la sospensione dei negoziati con l’Eta. Tuttavia da allora si è verificata una serie di fatti che ha fatto risuonare sirene di allarme in buona parte della società spagnola: la scarcerazione per presunte ragioni umanitarie del sanguinario terrorista Ignacio de Juana Chaos, la sospensione del procedimento giudiziario contro Arnaldo Otegui, dirigente di Batasuna (partito fiancheggiatore dell’Eta messo fuori legge dal governo Aznar) accusato di apologia di terrorismo, e, più recentemente, il via libera del governo e della procura generale a buona parte delle liste dei candidati del partito Acción Nacionalista Vasca (Anv), succesore di Batasuna, come hanno dimostrato le informative della polizia, il Partito popolare (Pp) e numerose organizzazioni delle vittime del terrorismo. Inoltre, come se non bastasse, i dirigenti di Batasuna hanno pubblicamente chiesto il voto per tale partito. Nel frattempo, nel Paese Basco e in Navarra le organizzazioni satelliti dell’Eta portano le minacce nelle strade di fronte alla passività – così denunciano i minacciati – delle forze di sicurezza dello Stato e dello stesso governo socialista.
Nel 2003 si era arrivati a un accordo storico fra il Pp, allora al potere, e il Partito socialista (Psoe). Per iniziativa dello stesso José Luis Rodríguez Zapatero fu sottoscritta una bozza fra le due compagini che si sarebbe trasformata nella “legge sui partiti”, una legge che aveva lo scopo di eliminare dalla vita pubblica quelle formazioni che facevano da scudo a organizzazioni terroristiche. Fu grazie a essa che si riuscì a rendere illegale Batasuna, braccio politico dei terroristi. La formazione basca perse l’accesso ai finanziamenti pubblici, cosa che, unita all’enorme pressiona politica e giudiziaria da parte della Spagna di Aznar e della Francia di Chirac, portò l’Eta ai suoi minimi storici.
Dopo la messa fuori legge molti sono stati i tentativi della sinistra nazionalista basca di tornare nei municipi attraverso partiti e raggruppamenti, la maggior parte dei quali frustrati dal potere giudiziario. Infatti la presenza nei Comuni rappresenta per il braccio politico dell’Eta una fonte di entrate troppo importante per rinunciarvi. Dopo l’ascesa al potere di Zapatero e l’inizio del suo “processo di pace” e del negoziato con l’Eta, molte voci, fra cui quelle di buona parte dei socialisti e dei comunisti baschi e del nazionalismo moderato, hanno ricominciato a chiedere l’accesso di Batasuna al voto per evitare il suo isolamento politico. Per questo il presidente aveva assicurato in pubblico che se Batasuna avesse condannato la violenza sarebbe potuta tornare nei municipi baschi, e perfino Baltasar Garzón, il giudice che aveva bandito Batasuna al tempo di Aznar, aveva lasciato immaginare il possibile ritorno dei radicali nelle amministrazioni locali. Tuttavia l’attentato di Barajas sembrava aver posto fine a questo rischio, costringendo Zapatero ad annunciare che il “processo di pace” era sospeso e i negoziati erano rinviati sine die.
Ma è stato veramente così? Secondo alcuni no. Il Pp, le associazioni delle vittime e buona parte della società spagnola accusano l’esecutivo Zapatero di continuare a fare concessioni ai terroristi e al loro braccio politico. La prima concessione è stata, come detto, la scarcerazione di Ignacio de Juana Chaos, responsabile di 25 omicidi, che è stato trasferito in un ospedale del Paese Basco dopo uno sciopero della fame di protesta definito una farsa dal principale sindacato di polizia. È seguita la rinuncia della procura generale al procedimento contro Arnaldo Otegui. Ma è stata soprattutto la possibilità di un ritorno dei fiancheggiatori dell’Eta nei Comuni baschi a innescare l’allarme. Batasuna vuole presentarsi alle elezioni del 27 maggio e ha cercato di farlo in vari modi. In primo luogo attraverso il partito Abertzalen Sozialisten Batasuna, per il quale Batasuna aveva esplicitamente chiesto di votare, e che recentemente è stato squalificato dal Tribunale supremo. Poi per mezzo di liste civiche promosse dai satelliti dell’Eta. Infine attraverso la presentazione di candidati “graditi” nelle liste di Anv.
Anv è nato nel 1930 come scissione del Partito nazionalista basco (Pnv). Dopo la fine del franchismo quasi mai si è presentato alle elezioni, ma il 12 aprile ha presentato candidature per il voto del 27 maggio. Subito si è sospettato che Batasuna stesse usando questo partito per tornare nei Comuni baschi, soprattutto dopo l’apparizione degli appunti dell’ex capo dell’Eta Mikel Antza, oggi imprigionato, in cui si faceva riferimento a questa strumentalizzazione e al collegamento dei candidati di Anv alla sinistra radicale. La procura generale dello Stato, per ordine del governo, ha aperto un’inchiesta e impugnato di fronte al Tribunale supremo più della metà delle 246 candidature dell’Anv nei municipi baschi. Ma, alla fine, 113 candidature hanno avuto via libera.
Che fine farà la Navarra
Da allora la polemica non è cessata. Il Pp ha reso pubbliche le prove che, in circoscrizioni basche e della Navarra come Llodio, Amurrio o Alsasua, molte candidature non impugnate dalla procura sono collegate a Batasuna. Lo stesso Tribunale supremo ha richiamato il governo per non aver messo fuori legge l’Anv nella sua totalità, come prevede la legge sui partiti. Anche le associazioni delle vittime hanno preannunciato battaglia. Mikel Buesa, presidente del Foro Ermua, una delle organizzazioni più critiche verso Zapatero, ha accusato il governo di «dare seguito ai negoziati con l’Eta permettendo all’Anv di presentarsi». Secondo Buesa «la pretesa dell’esecutivo permetterà all’Eta di rafforzarsi e occupare una posizione migliore di quella che ha attualmente». Il ritorno nei municipi – denunciano i critici – significherà per i satelliti dell’Eta una grande iniezione di risorse economiche e l’accesso a nominativi e dati delle liste elettorali, che tradizionalmente sono state utilizzate dai terroristi per individuare le loro potenziali vittime.
Il Psoe nega il collegamento Anv-Batasuna. Ma per molti l’accettazione delle liste dell’Anv è un altro cedimento del governo socialista. Quale sarà il prossimo? Gli occhi sono puntati sulla Comunità autonoma di Navarra dove, secondo molti, si gioca il futuro del Paese Basco e della Spagna in generale. Una delle rivendicazioni storiche dell’Eta è l’annessione della Navarra al Paese Basco per poter formare la nazione dei suoi sogni. Nonostante si tratti di un feudo del Pp, i sondaggi pronosticano che i popolari perderanno la maggioranza assoluta. Un accordo fra socialisti e nazionalisti moderati potrebbe dunque sfociare in futuro nell’unificazione delle due regioni e nella richiesta di un referendum di autodeterminazione. Le elezioni del 27 maggio spazzeranno via tutti i dubbi.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!